Four Tet – There Is Love In You (Domino)

Questo disco costa quanto due long drink messi insieme, ma riesce a essere mille volte più ubriacante. E non causa disfunzione erettile. Effetti collaterali?  Lui è un figo. Voi no.


Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra – Kollaps Tradixionales (Constellation)

Alleluia, la musica è risorta. Il miglior disco dei SMZ senza il Tra-La-La Band nella ragione sociale. My Efrim My King.Waltz For Sophie.


Richard Skelton – Landings (Type)

Naturalismo scopabile anche da chi odia il riverbero acustico più introspettivo. Disco dell’anno a prescindere.


Do Make Say Think-Other Truths (Constellation)

Purissimi nel loro postpsychedelicjazz. Chi non li ha mai capiti non capisce un cazzo.


Vic Chesnutt- At The Cut (Constellation)

Intimismo (Vic) solenne (Silver Mt.Zion) portato a compimento. Definitivo. (Per la musica tutta, si intende)


Polvo-In Prism (Merge)

Gloria nell’alto dei cieli dissonanti.


Dinosaur Jr. – Farm (Jagjaguwar)

Poco da dire (disco dell’anno).


Wilco – Wilco – The Album (Nonesuch/Warner)

“E’ piu facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago, che gli Wilco facciano un disco di merda”. Regno dei cieli. Sempre e comunque.


The Low Anthem – Oh My God, Charlie Darwin (Bella Union)

I left Louisiana on the rail line, oo.I left Louisiana on the rail line, oo oo.
I was trying to get to Ohio.Trying to get to Ohio
Meraviglia della tradizione.


Scott Matthew – There Is An Ocean That Divides…. (Glitterhouse Records)

->: There Is An Ocean That Divides And With My Longing I Can Charge It With A Voltage That’s So Violent To Cross It Could Mean Death. Amatelo, non è Patrick Wolf.


ATP’09 – Curated by The Breeders (Atp-Butlins Holiday Centre, Minehead)

Shellac davanti e dietro tutti quanti (Yann Tiersen, Dianogah, Deerhunter,Th’Faith Healers, Giant Sand, Melt Banana, Wire, Bon Iver e Bronx senza mariachi).


Bill Callahan – Sometimes I Wish We Were An Eagle (Drag City)

Un mondo senza Bill Callahan non andrebbe nemmeno immaginato.


Balmorhea- All Is Wild, All Is Silent (Western Vinyl)

Sparate a Paola Ellisse e ascoltate la pacatezza orgiastica. Come farsi Rachel’s, Aerial M e Dirty Three senza sporcare le lenzuola.


Mono – Hymn to the Immortal Wind (Temporary Residence LTD)

Postrock wagneriano con gli archi e tutto –alla fine del primo pezzo sei così gasato che ti vien voglia di bombardare l’Iran.


Moon Wiring Club – Shoes Off And Chairs Away (Gecophonic Audio Systems)

Che dire: Lovecraft che se ne va di twilight zone e BBC Radiophonic Workshop: scorie d’informazione didattica post-prenucleare: groove d’altroquandodove. Uguali a loro stessi, disarmanti e superiori.


Mountains – Choral (Thrill Jockey)

Ti getti dal 20° piano, ma alla moviola, e vedi tanta di quella roba che vorresti tornare su e rifarlo. Per questo crederai di cadere sul cielo, non sul rusco.


Tim Hecker – An Imaginary Country (Kranky)

O di come la Kranky riesca, in quindici giorni, a segare le gambe a mezzo mondo.


Pan American – White Bird Release (Kranky)

Mark Nelson lo metto sempre in quintetto: 4 piccoli e disponibilità alla 1-3-1. E la tensione sale.


Astral Social Club – Octuplex (VHF Records)

Roba che da merda a qualsiasi Black Dice. Campbell continua a frantumare dendriti via heavy techno electronics (estasi colorate in odor di: Fourtet).                Ad aspera astra


Cani Sciorrì – Parte IV (Escape From Today)

HC italiota de noartri, Refused, Helmet e adrenalina a mille. Rock’n’groove che colpisce palle, cuore e sorrisi. Botta coi controcazzi.


Zu – Carboniferous (Ipecac)

\m/


Royal Trux – Twin Infinitives (Drag City)

Ristampa dell’anno. Qualcuno spedisca Terminator nel 1990 a far fuori la Herrema. Live fast, die young!


Phosphorescent-To Willie (Dead Oceans)

Matthew Houck fra Willie Nelson e Nashville. Alleluia.


Dischi dell’anno 2008 – Delso

Sintesi: Silver Mt. Zion, Vic , Micah, Matt, Gregor Samsa, Mogwai, Damien, Neil. Barzin per inerzia (nell’ufficialità David) e Bon Iver. Live? Polvo.


Dischi dell’anno 2008 – Colas

A Bristol c’è un castello piccolo popolato di negri che inseguono volpi mentre Emma gioca con dieci pietre. Le aquile accelerano nel distorto cielo di aprile.


Dischi dell’anno 2008 – theorius

Tunde Adebimpe, i figli dei fiori e indieVasco. Glasgow, Hercules e Beth Gibbons.Megafauni, White winter hymnal, Subtle e la musica totale globale.Anno decente.


Dischi dell’anno 2008 – Kekko

Sono tutti dischi dell’anno ma Earth, Scott Kelly, FourTet e gente così sono un po’ più dell’anno degli altri.


Neil Halstead-Oh! Mighty Engine (Bushfire Records)

Grazie a Diego non serve nemmeno un sms.


Vandal X – All Lined Up Against the Wall (Vlas Vegas)

Un mistone harshcore più o meno a metà tra UNSANE e primi Death From Above suonato col martello pneumatico. Disco dell’anno.


Barzin-Notes To An Absent Lover (Monotreme)

Sms a Dicembre, per metterlo fra i dieci dischi 2008. Uscirà a Marzo, così ci sarà spazio nelle classifiche 2009. Commozione alt-slow-no-pop ( cantautorale).


Melvins – Nude With Boots (Ipecac)

Nell’omertà come sempre, a lavorare da dietro e a spaccare tutto. Disco dell’anno.


Fennesz – Black Sea (Touch)

Forse rivaleggia con Endless Summer.


Vic Chesnutt, Elf Power And The Amorphous Strums – Dark Developments (Orange Twin)

Con i Silver Mt.Zion ha superato il cielo. Ora osserva l’autunno  e lo descrive in stile classico. Respirando. E la superiorità resta imbarazzante.


Kieran Hebden & Steve Reid – NYC (Domino)

Al quarto appuntamento di studio si conferma la joint-venture più fruttuosa dai tempi di Maria e Giuseppe.


Bachi da Pietra – Tarlo Terzo (Wallace/Bronson)

Roba che sta sottoterra, sale di rado e arriva dritta al fegato. FTFTFTFTFTFT.


David Grubbs- An Optimist Notes the Dusk (Drag City)

Ecco: chi ascolta Grubbs la mediocrità la evita a prescindere. Dagli Squirreil Bait al cantautorato. Un uomo necessario come ogni attimo dei Gastr Del Sol.


Lambchop-Oh (Ohio)- (Merge)

Kurt Wagner è sereno. Se fossi credente godrei nella convinzione di un Dio sereno. Per inerzia oggi sono gaudente.


Blake/e/e/e – Border Radio (Unhip)

Tutti pronti a sbrodolarsi per le new sensation alt-folk-freak americane che quasi non si accorgono dell’oro nascosto sotto il materasso di casa. Questo oro qua.


Matt Elliott-Howling Songs

Da semi-dio a dio. Questa volta anche urlando, con Efrim a braccetto.


Woven Hand – Ten Stones (Sounds Familyre)

In ordine cronico-crescente: malumore, tristezza, incubi, depressione, suicidio, dannazione eterna, David Eugene Edwards.


Mogwai-The Hawk Is Howling (Matador)

Togliamo The Sun Smells Too Loud. Resta la purezza restia agli scatti in avanti. Classico minore, ma vedendo i cloni, dal metal al pop, ci commuoviamo sempre.


Motorhead – Motorizer (SPV)

Si è sempre eccitati a scoprire la nuova evoluzione musicale di Lemmy.


TV On The Radio – Dear Science (Touch & Go)

Per idee, arrangiamenti, suoni e sfrontatezza sembrano la nazionale dei giganti che va a giocare nel campionato dei lillipuziani. E vincono.


The New Year-The New Year (Touch And Go)

Splendido come sempre, solo con qualche sfumatura di piano in più. Se non fossero esistiti i Bedhead sarebbero il miglior gruppo della saga Kadane.


Tussle – Cream Cuts (Smalltown Supersound)

Ennesima riprova del fatto che chi vive a San Francisco prima o poi ci rimane a forza di acidi, e qualche volta non è un male. Disco dell’anno.


Don Caballero – Punkgasm (Relapse)

…volendo lamentarci del brodo grasso potremmo dire al limite che non è Don Cab 2, ecco. 


Goldmund – The Malady Of Elegance (Type Rec.)

Sulla scia di Sylvain Chauveau, col ricordo di Satie. Il minimalismo pianistico di Keith è da pelle d’oca. Aspettando Helios.


Ahleuchatistas-The Same And The Other (Tzadik)

Nuova puntata made in Asheville. Jazz-math-core dove le dinamiche bruciano e se si respira è solo per non morire. Orgasmici.


Saeta-Else Another Light Might Go Out (saetamusic.com)

In punta di drammaticità. Amateli o fottetevi. E ascoltateli


The Black Angels – Directions to See a Ghost (Light in the Attic)

Droga dell’anno.


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