Anna Calvi – S/T (Domino)

Ha il cognome di uno che hanno impiccato sotto un ponte della sua città, e il nuovo di PJ Harvey pare essere molto carino. Bad news.


Paolo Saporiti – Alone (Universal)

Ubi major… riscattato l’avviamento da Canebagnato, il mister si fa produrre da Teardo con pronuncia e luce dalle fessure. Gelo invita a continuare in italiano


Rudi Simmons – Palpitations (How Is Annie Rec.)

Un tipo di Oslo con la fissa per Linkous. Bella fissa.


A Singer Of Songs – Old Happiness (Hi54lofi)

Se Oberst anni fa avesse scelto un look minimale griffato Damien Jurado ci saremmo smanettati con destra e sinistra. Lo facciamo ora con Lieven Scheerlinck.


Langhorne Slim – Be Set Free (Kemado)

Qualcuno parlerà di maturazione definitiva per autoralità classic rock. Qui pare un doppio passo indietro anche mezzo previsto.


Nolan – Secondi fini per fare le ore piccole (Totally Unnecessary Records)

Il “cognato” di Simon Le Bon si è fatto un ometto, compone per il teatro e sprigiona liriche tra Ciampi e Giurato. Sposerò Gipo Gurrado, tenetevi pure Edda.


Micah P. Hinson – All Dressed Up And Smelling Of Strangers (Full Time Hobby)

Sedici cover per passare il tempo. Si può passare l’esistenza in modo (molto) peggiore.


Vic Chesnutt- At The Cut (Constellation)

Intimismo (Vic) solenne (Silver Mt.Zion) portato a compimento. Definitivo. (Per la musica tutta, si intende)


Shannon Wright- Honeybee Girls (Vicious Circle)

Quando lei arriva le altre sono ancora a firmare il foglio di partenza. Oltremodo divina.


Evangelista-Prince Of Truth (Constellation)

Cupa e un pò abitudinaria. Transizionismi?


Richmond Fontaine-We Used to Think the Freeway Sounded Like a River (Decor Rec.)

Nulla di strabiliante, ma due fra i racconti brevi della miglior americana dell’anno (The Boyfriends e The Pull). Willy Vlautin c’è.


Brian Harnetty & Bonnie Prince Billy- Silent City (Ruminance)

Solitudine, rumori, folk, country, la voce di Oldham. Ecco, è una roba così.


Lightning Dust-Infinite Light (Jagjaguwar)

Dai Black Mountain alla seconda prova Lightning Dust. Amber Webber e Joshua Wells: molto bene.


Marcilo Agro e il Duo Maravilha – Sono uscite le materie (Halidon)

Svincolatisi dai Kings of Convenience, i novaresi rossoblù tornano al liceo fra diari e antologia. “Ora andate tutti affanculo”, lo dicono loro e lo ripeto io.


JouJoux d’Antan – MiVoglioBeneComeUnFiglio (Kandinsky Records)

Mettetevi col microscopio a fotografare la genesi italiana di un nuovo phylum, forse limitato al primo esemplare. Barocco e serissimo, accecante e imbambolato.


Tiny Vipers – Life On Heart (Sub Pop)

Meglio di Hands Across The Void, ma i deliri sono sempre fuori luogo.


Mansfield.tya – Seules Au Bout De 23 Secondes (Vicious Circle)

Tipo: se uno gode Tara Jane O’Neil e Shannon Wright va sul sicuro. Se non le gode sono cazzi suoi.


Elfin Saddle – Ringing For The Begin Again (Constellation)

Sembrano un romanzo vecchio di Murakami Haruki. Girano un pò tutte le viti del mondo


Malcom Middleton – Waxing Gibbous (Full Time Hobby)

Resto dell’idea che Malcolm abbia scelto un ottimo hobby.


St.Augustine – Changing Plans (Kütu Folk Records)

In un mondo che ama l’indie-folk poco impegnato potrebbe vivere di rendita


The Low Anthem – Oh My God, Charlie Darwin (Bella Union)

I left Louisiana on the rail line, oo.I left Louisiana on the rail line, oo oo.
I was trying to get to Ohio.Trying to get to Ohio
Meraviglia della tradizione.


Valentina Dorme – La carne (Fosbury)

Riuscire a rendere poetica Treviso non è il solo merito: chitarre a raffica by Giulio Favero e tanta disillusione d’amor. O sua quotidianità, che è lo stesso.


Lazarus – The Trickster (St.Ives)

Edizione stralimitata (300 copie) per un Trevor Montgomery cohenizzato da dio.


Eels- Hombre Lobo (Vagrant)

Gustosa insalata everettiana senza ingredienti particolari.


Scott Matthew – There Is An Ocean That Divides…. (Glitterhouse Records)

->: There Is An Ocean That Divides And With My Longing I Can Charge It With A Voltage That’s So Violent To Cross It Could Mean Death. Amatelo, non è Patrick Wolf.


The Cesarians – The Cesarians (Imprint)

Sempre dalle parti di Nick Cave e James Johnston. Decadenti e teatrali sino al midollo, però la canzone migliore resta Flesh Is Grass.


ATP’09 – Curated by The Breeders (Atp-Butlins Holiday Centre, Minehead)

Shellac davanti e dietro tutti quanti (Yann Tiersen, Dianogah, Deerhunter,Th’Faith Healers, Giant Sand, Melt Banana, Wire, Bon Iver e Bronx senza mariachi).


Comaneci – Girl was sent to grandma’s in 1914 (EP Madcap)

Francesca è rimasta sola in America col chitarrista Glauco, ma la ginnastica non ne risente: entra un’elettrica sfumata western per la nostra Josephine Foster.


Tara Jane O’Neil – A Ways Away (K Records)

In un mondo splendidamente minimale Tara farebbe un disco gli anni dispari, Shannon Wright quelli pari. Senza bisogno di cantautrici semestrali.


Misophone – I Sit At Open Windows (Another Records)

Dopo tredici album invisibili, da due anni hanno scoperto l’ebrezza dell’uscita discografica. Daniel Johnston vede M.Ward provvede.


Bill Callahan – Sometimes I Wish We Were An Eagle (Drag City)

Un mondo senza Bill Callahan non andrebbe nemmeno immaginato.


Tecnosospiri – I lupi (CinicoDisincanto)

Dico solo che il baustellometro ha crashato, ma si può essere seri e spietati anche usando leggerezza e melodia. Per i fan, dietro ci stanno Andiloro e Verardi.


33 Ore – Quando vieni (Garrincha Dischi)

Mogli che si addormentano con la tv accesa, valige adoperate per l’ultima volta 20 anni prima, arrangiamenti arditi per corpo macchina da gregario alla ribalta.


Glen Johnson – Details Not Recorded (Make Mini Music)

Togliete le due (belle) canzoni alla Matt Elliott e capirete come l’amico Glen abbia deciso di autocelebrarsi un pò. Se lo fan tutti può farlo anche lui.


Bonnie Prince Billy- Beware (Domino)

Ricchezza country. Va bene così.


Morose – “La vedova di un uomo vivo” (Boring Machines / Ribéss / Shyrec / Travelling Music)

Primo concept in lingua per una delle migliori band nazionali, che (av)vince: una lunga, colta, lugubre canzone d’amore. E la solita incoercibile tristezza.


Airportman e Tommaso Cerasuolo – “Weeds” (Lizard)

La via piemontese alla cover di classe omogeneizzata: lunedì sera in taverna e buona la prima, specie se anni Ottanta o canzone d’autore. Alieni a Radio Deejay.


Trouble Books – The United Colors Of Trouble Books (Own Records)

Elogio della bassa fedeltà. Fra ambienti autorali e pop-elettro-folk riservato. Per dire, il contrario di Minucci.


M.Ward – Hold Time (4ad)

Leggerino, eppure carino. Ma se il pezzo migliore è la cover Oh Lonesome Me forse c’è stato un problemino.


Francesca Lago – The unicorn (autoprodotto)

Sei qualcosa per me. In sette brani tutti diversi non ce n’è uno da buttare per scrittura, interpretazione e pronuncia. La cantautrice anglofona che serviva?


Phosphorescent-To Willie (Dead Oceans)

Matthew Houck fra Willie Nelson e Nashville. Alleluia.


Finn-The Best Low – Priced Heartbreakers You Can Own (Erased Tapes)

Da scrittronico a scrittore. Ispirato, essenziale e pure doverosamente incerto.


Dente – L’amore non è bello (Ghost)

Il primo che dice “se non è litigarello” lo do in pasto a Capezzone. Dente va alla conquista dell’Italia anni Zero,nelle mani un fiore e il bignami di Battisti.


Barzin – Notes to an absent lover (Monotreme)

Se ci fosse un dio, oltre a chiedere scusa parlerebbe per bocca di Barzin. Ma –pur nell’eccellenza- è un reato, Delso, preferire l’ovatta di “My life in rooms”?


Dent May And His Magnificent Ukulele – The Good Feeling Music Of (Paw Tracks)

Un tipo del Mississippi con ukulele, voce alla Lekman e faccia da sfigato. Funziona, ma dalla Paw Tracks ci aspettiamo ben altro.


Andrew Bird-Noble Beast (Fat Possum)

Meglio dell’inutile Armchair Apocrypha e lo diciamo alla palla a due. Poi in partita Bird dice più nulla che poco. Meno male che non gioca i supplementari.


Black Eyed Dog – Rhianuledada (Ghost)

Parrinieddu canta con bronchi smooth e strumenti inconsistenti (cit.) un bene di rifugio affrescato da Roberto Amoroso: il capolavoro è Salina’s. Esce il 16/1.


Son Ambulance – Someone Else’s Déjà Vu (Saddle Creek)

Joe Knapp mangia zucchero e caramelle. Speriamo sbocchi.


Neil Halstead-Oh! Mighty Engine (Bushfire Records)

Grazie a Diego non serve nemmeno un sms.


Jewels For A Caribou – The land of nasty toys (Ribéss)

Nel dubbio se la voce di Alberto Casadei sia più Cave o Lanegan,lambiccarsi con la pressoché perfetta Smile little girl: il mito di Sergio Leone arriva fin qua.


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