Verdena – WOW (Universal)

Non è il primo titolo che mi viene in mente.


Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra – Kollaps Tradixionales (Constellation)

Alleluia, la musica è risorta. Il miglior disco dei SMZ senza il Tra-La-La Band nella ragione sociale. My Efrim My King.Waltz For Sophie.


Langhorne Slim – Be Set Free (Kemado)

Qualcuno parlerà di maturazione definitiva per autoralità classic rock. Qui pare un doppio passo indietro anche mezzo previsto.


Simplemen Think – Rapid act in modern trash (Upupa)

Due chitarre senza basso, padovani, incazzati? Non i Redwormsfarm, ma i loro figliocci a copia carbone. Compaiono Cane e Serpente, produce Giorgio (TIOGS).




Retribution Gospel Choir – 2 (Sup Pop)

Sarà togoso come il primo e anche di più, ma Alan Sparhawk lo preferirei impegnato in un concerto dove fa tutto I Could Live In Hope.


Nirvana – Live at Reading (Geffen)

La solista speculaz… naaaaah. Disco dell’anno. 1992, per la precisione.


Blakroc – Blakroc (V2)

I Black Keys che concepiscono un (merdoso) disco di rap/rock come se non l’avesse mai fatto nessuno. Aridatece i Brutopop.


Black Heart Procession – Six (Temporay Residence)

Chi si accontenta gode.


Richmond Fontaine-We Used to Think the Freeway Sounded Like a River (Decor Rec.)

Nulla di strabiliante, ma due fra i racconti brevi della miglior americana dell’anno (The Boyfriends e The Pull). Willy Vlautin c’è.


Muse – The Resistance (Warner)

L’insostenibile pesantezza dell’essere riccardoni.


The Mantra Above The Spotless Melt Moon – Rooms (Rare Noise Records)

In goppa a Posillipo se non mi vuoi più bene. Ferina complessità come pece sui Radiohead, Bjork e gli anni Novanta. Benedice Eugene Robinson degli Oxbow.


Elfin Saddle – Ringing For The Begin Again (Constellation)

Sembrano un romanzo vecchio di Murakami Haruki. Girano un pò tutte le viti del mondo


Clues – Clues (Constellation)

Post punk e pop folk spediti dalla Constellation. Fanno bene anche questo.


Let’s Wrestle – In the Court of the Wrestling Lets (Stolen Recordings)

Chiunque sceglie di copiare i Dinosaur JR, piuttosto che i Pavement, è mio amico.
Essi lo sono.


Conor Oberst & The Mystic Valley Band – Other South (Merge)

Bisognerebbe spiegare a Conor che ogni tanto dovrebbe considerare l’idea di trombare piuttosto che incidere dischi.


The Low Anthem – Oh My God, Charlie Darwin (Bella Union)

I left Louisiana on the rail line, oo.I left Louisiana on the rail line, oo oo.
I was trying to get to Ohio.Trying to get to Ohio
Meraviglia della tradizione.


Valentina Dorme – La carne (Fosbury)

Riuscire a rendere poetica Treviso non è il solo merito: chitarre a raffica by Giulio Favero e tanta disillusione d’amor. O sua quotidianità, che è lo stesso.


Death By Pleasure – s/t (autoprodotto)

Duo trentino che comprende un producer dance, a sorpresa nei canoni 09 della Wavves shitgaze. Avvertiteli del meltdown, ma c’è del buono: il tempo reale sei tu.


Davide Di Sarò – We all belong to our before (Run!Run!Run!)

Se non fosse stato per il sangue sarebbe rimasto nascosto dov’era, cioè in Canada (cervello in fuga?). Invece per metà disco è l’indiepoprock come natura crea.


Eels- Hombre Lobo (Vagrant)

Gustosa insalata everettiana senza ingredienti particolari.


The Cesarians – The Cesarians (Imprint)

Sempre dalle parti di Nick Cave e James Johnston. Decadenti e teatrali sino al midollo, però la canzone migliore resta Flesh Is Grass.


ATP’09 – Curated by The Breeders (Atp-Butlins Holiday Centre, Minehead)

Shellac davanti e dietro tutti quanti (Yann Tiersen, Dianogah, Deerhunter,Th’Faith Healers, Giant Sand, Melt Banana, Wire, Bon Iver e Bronx senza mariachi).


Earth Crisis – To The Death (Century Media)

Metallaccio palestrato senza i pezzi. Complimenti, bel ritorno.


She Said What – s/t (Marsiglia Records)

Breeders dadaiste che su myspace citano Saragat. Un compasso fra Genova e Londra che marina la scuola, bei quarti d’ora un po’ deficienziali: volercene altre.


Eildentroeilfuorieilbox84 – Ananab (autoprodotto)

Art brut (non nel senso di Argos, grazie a dio) e pastorizia. Delirio e natura ancestrale, antifolk e strumenti a briglia sciolta, psicorchestra ed esperienze.


Hey! Tonal-Hey! Tonal (Africantape)

Il maggio di Kevin Shea parte prima: irragionevole e delicata massa magmatica da leccare con gusto.


Charge Group-Escaping Mankind (Own Records)

Slow-(poco)avant-post-pop di razza australiana.


Brutal Truth – Evolution Through Revolution (Relapse)

Somiglia vagamente al suono di un milione di discografie in pezzi. Disco dell’anno.


The Low Frequency In Stereo – Futuro (Rune Grammofon)

La gigantesca scritta Solita Roba.


Bob Mould – Life and Times (Anti)

Non è più il Bob Mould degli Husker Du, ma almeno in passato lo è stato.


Depeche Mode – Sounds Of The Universe (Mute)

Riflettiamoci, ma ci sono mai veramente interessati i Depeche Mode?


Tomviolence – “Borderlinelovers” (Black Candy)

Back to indie rock. Che sia magnificente shoegaze, saturazione college o limpida versatilità Wilco, le ballate e i cavalli selvaggi non deludono mai. Emozioni.


El-Ghor – “Merci cucù” (Seahorse/Suonivisioni)

Dulce de leche Grimoon + Louise Attaque con frammenti di peperoncino belga. Violini e desert rock, Cambuzat e frenesia, pronuncia e proprietà: da stare attenti.


Mono – Hymn to the Immortal Wind (Temporary Residence LTD)

Postrock wagneriano con gli archi e tutto –alla fine del primo pezzo sei così gasato che ti vien voglia di bombardare l’Iran.


K-Branding – Facial (Humpty Dumpty Records)

Tribalismo free-no-jazz-wave meno complesso di come affermato. Si trova di meglio e si trova di peggio.


Impossible Hair – What Is The Secret Of Impossible Hair? (Self Released / Dischord Direct)

Area Guided By Voices-Pixies. Perimetro Party Of One. Passa bene.


Vessels-White Fields and Open Devices (Cuckandoo Records)

Contaminazione incontaminata, catartica per lo più.


Stinking Lizaveta – Sacrifice And Bliss (Monotreme Rec.)

Non è vero che facendo sacrifice otterrai bliss.


Deerhoof – Offend Maggie (Kill Rock Stars)

Vista la presenza di SMS metallosi come il drago di Comacchio, sembrava brutto lasciare fuori la (ex)bimba Satomi.Anche se Offend Maggie aggiunge poco alla (bella) storia.


Confuse The Cat – Kericky (Zeal)

Post punk vaginalmente funk pop di un orfano dei Reiziger (discreta band, anzi buona se paragonata a questa o al terzino destro che fu vanto presidenziale).


Desolation Wilderness-White Light Strobing (K Records)

Non sono i Galaxie 500, ma già il fatto che li ricordino è un enorme complimento.


Melvins – Nude With Boots (Ipecac)

Nell’omertà come sempre, a lavorare da dietro e a spaccare tutto. Disco dell’anno.


Guns’n’Roses – Chinese Democracy (Geffen)

È tutto vero.


Dudley Corporation – Year Of The Husband (Absolutely Kosher)

Si sente puzza di Muse. Anche i tipi Absolutely Kosher possono sbagliare.


The Walkmen – You & Me (Gigantic)

Non che facciano cagare, soprattutto pensando, che ne so, ai Kaiser Chiefs. Ma perchè dovrei ascoltarli due volte?


Bellafea-Cavalcade (Southern Records)

Post punk accettabile, con una cantante che guadagna dieci punti causa l’evidente amore per Thalia Zedek.


Piano Magic – Dark Horses Ep (Make Mine Music)

Fulgori elettrici in stanza chiuse. Meno di venti minuti che ricordano a tutti chi è Glen Johnson.


The Sea And Cake- Car Alarm (Thrill Jockey)

Un pò la loro solita roba alt-pop. Meno ispirata e più prevedibile. E’ bello sapere che McEntire può sbadigliare (ogni tanto).


Mercury Rev-Snowfalke Midnight

Qui nessuno aveva ancora scritto del disco prog dei Mercury Rev. Piace (molto) a chi trasporta Giambattista Vico e i suoi cicli in musica. Io non lo faccio.


New Bloods-The Secret Life (Kill Rock Stars)

Femmine. Violino-basso-batteria. Post (wave) punk. Ironiche. Simpaticamente di passaggio.


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