Valgeir Sigursson – Draumalandið (Bedroom Community)

Documentario ambientalista musicato come se Dio fosse islandese.


Hot Chip – One Life Stand (Parlophone)

Un uomo non avrebbe i due terzi dei problemi che ha se non continuasse ad ascoltare dischi come One Life Stand. E non solo per il pop sintetico del cazzo.


Matt Elliott-Songs (Icì D’Ailleurs)

Cofanetto del decennio attuale/venturo.


Richard Skelton – Landings (Type)

Naturalismo scopabile anche da chi odia il riverbero acustico più introspettivo. Disco dell’anno a prescindere.


Brian Harnetty & Bonnie Prince Billy- Silent City (Ruminance)

Solitudine, rumori, folk, country, la voce di Oldham. Ecco, è una roba così.


Rachel Grimes-Book Of Leaves (For Solo Piano) (Ruminance)

Anche Music For Egon Schele è un paragone forzato, perchè qui la Grimes è tutta nuda col fantasma di Satie. Ed è meglio che in foto.


Lightning Dust-Infinite Light (Jagjaguwar)

Dai Black Mountain alla seconda prova Lightning Dust. Amber Webber e Joshua Wells: molto bene.


Elfin Saddle – Ringing For The Begin Again (Constellation)

Sembrano un romanzo vecchio di Murakami Haruki. Girano un pò tutte le viti del mondo


Clues – Clues (Constellation)

Post punk e pop folk spediti dalla Constellation. Fanno bene anche questo.


The Delano Orchestra – Will Anyone Else Leave Me? (Kütu Folk Records)

Non che abbiano tutto in comune con gli Okkervil River. Di certo questo disco è meglio delle ultime cose degli Okkervil River.


My Latest Novel – Death & Entrances (Bela Union)

La più bella cosa uscita dalla Scozia degli anni zero.


The Low Anthem – Oh My God, Charlie Darwin (Bella Union)

I left Louisiana on the rail line, oo.I left Louisiana on the rail line, oo oo.
I was trying to get to Ohio.Trying to get to Ohio
Meraviglia della tradizione.


ATP’09 – Curated by The Breeders (Atp-Butlins Holiday Centre, Minehead)

Shellac davanti e dietro tutti quanti (Yann Tiersen, Dianogah, Deerhunter,Th’Faith Healers, Giant Sand, Melt Banana, Wire, Bon Iver e Bronx senza mariachi).


Christopher Tignor – Core Memory Unwound (Western Vinyl)

Intimismo classico, fra avant ed isolazionismo. Ascoltare gli Slow Six per approfondire.


The Right Moves – The End Of The Empire (Ultramarine Rec.)

Il maggio di Kevin Shea parte seconda: senza Peter Evans, ma con slinguazzate alla US Maple in acido.


Hey! Tonal-Hey! Tonal (Africantape)

Il maggio di Kevin Shea parte prima: irragionevole e delicata massa magmatica da leccare con gusto.


Charge Group-Escaping Mankind (Own Records)

Slow-(poco)avant-post-pop di razza australiana.


Misophone – I Sit At Open Windows (Another Records)

Dopo tredici album invisibili, da due anni hanno scoperto l’ebrezza dell’uscita discografica. Daniel Johnston vede M.Ward provvede.


Passe Montagne- Oh My Satan (Africantape)

Hard blues molto ’70 senza alcuna parola a rompere il cazzo.


Bronnt Industries Kapital – Hard For Justice (Get Physical)

Passare su Get Physical per un gruppo del genere (con un docile disco della Stramadonna alle spalle) significa grossi compromessi; si svela il meccanismo  e un po’ di loungeria, ma perchè no, in fondo.


Mi Ami – Watersports (Quarterstick Records)

Afro-deep-scream-free-dub-noise-no-trance per svuotare i dancefloor e mandare a nanna tutti i wannabe punkfunkstar. Italiani compresi.


Mountains – Choral (Thrill Jockey)

Ti getti dal 20° piano, ma alla moviola, e vedi tanta di quella roba che vorresti tornare su e rifarlo. Per questo crederai di cadere sul cielo, non sul rusco.


Astral Social Club – Octuplex (VHF Records)

Roba che da merda a qualsiasi Black Dice. Campbell continua a frantumare dendriti via heavy techno electronics (estasi colorate in odor di: Fourtet).                Ad aspera astra


Cani Sciorrì – Parte IV (Escape From Today)

HC italiota de noartri, Refused, Helmet e adrenalina a mille. Rock’n’groove che colpisce palle, cuore e sorrisi. Botta coi controcazzi.


Agaskodo Teliverek – Psycho Goulash (Midfinger Rec.)

Dicono siano folli per uno strano miscuglio elettro-noise fra Captain Beefheart e Gogol Bordello. Dicono altri, non io.


Underdog – Keine Psychoterapie (Altipiani)

Indie-jazz in fieri coi modi della musica leggera: aria fresca, grammelot umorale da cabaret. Disco bellissimo, dedicato ai morti sul lavoro come Mark Sandman.


Jimi Tenor & Kabu Kabu – 4th Dimension (Sähkö Records)

Prende anche bene, tra salti laterali  di jazz trasversale(F. Kuti ed Etiopia), funkettoni striscianti e tutto il nécessaire soulettoso. Ma. Omaggio senza il colpo che uccide.


Crazy Dreams Band – Crazy Dreams Band (Holy Mountain)

Come al termine di una sbronza colossale, quando si dà il peggio di sé. Logorroici, disconnessi, catabionici. Disco supremo da assumere prima e dopo i pasti.


Vessels-White Fields and Open Devices (Cuckandoo Records)

Contaminazione incontaminata, catartica per lo più.


Stinking Lizaveta – Sacrifice And Bliss (Monotreme Rec.)

Non è vero che facendo sacrifice otterrai bliss.


Deerhoof – Offend Maggie (Kill Rock Stars)

Vista la presenza di SMS metallosi come il drago di Comacchio, sembrava brutto lasciare fuori la (ex)bimba Satomi.Anche se Offend Maggie aggiunge poco alla (bella) storia.


OvO-Crocevia (Load)

Velenoso e marcio: normale. Forse più blackflaghiano del previsto. Tanto hardcore. Scontata la voglia del concerto. Si fottano gli altri.Amen?


Confuse The Cat – Kericky (Zeal)

Post punk vaginalmente funk pop di un orfano dei Reiziger (discreta band, anzi buona se paragonata a questa o al terzino destro che fu vanto presidenziale).


To Live And Shave In L.A. – Merely Resurrected (Heavy Psych)

O del fare a pezzi merda, electronics, provenienze per trovare nuove [a]to{n/m}alità. Musique acusmatica XXI siècle’s mixtape.


The Slowmovies – Nyctanthes (Dust Wind Tales)

Il negativo della party lounge d’inizio secolo.Jazzrock cameristico che nell’ostrica include la perla Surfing Carioca,ottoni delle 3 di mattina per gotan Bowie.


Murcof-The Versailles Sessions (Leaf)

Parte da classici della musica barocca del 1600 (con strumenti annessi) e reinventa Versailles. Vive La France.


The Dears – Missiles (Coop Music)

Stanno alla musica come Bargnani alla NBA. Finiranno la stagione con una media da doppia cifra fissa, ma resteranno per sempre gregari.


Jay Reatard – Singles 08 (Matador)

Rockerolla! Basta la parola.


musica Per Bambini – Dio contro Diavolo (La Famosa Etichetta Trovarobato)

Ha la mente di Tetsuya ma tutto il resto fa da Rodari. Manuel Bongiorni da Piacenza è un passo in più verso l’edutaintment, il dio techno della barzelletta.


Jean Philippe Goude – Aux solitudes (Ici d’Ailleurs)

In penombra,la partner e un vino fresco,dentro un’opera d’arte. Avanguardia baltica,sopranista,piano minimale e tubular bells. Io l’ho fatto,fatelo anche voi.


El Guincho – Alegranza (Young Turks/Coop Music)

La classica pitchforkata un po’ etno, un po’ avant, un po’ Animal Collective. Insomma, volevo tanto stroncarla, ma non ci riesco. Fate voi?


The Acorn – Glory Hope Mountain (Paper Bag Records – Cooperative Music)

Fondamentalmente il cantante di questo gruppo ama tanto sua mamma. Talmente tanto che ha fatto un disco per lei e che parla di lei. Oh, è pure bello (il classico slow core da “veranda“).


Paul Westerberg – 49:00 (Tune Core)

Il titolo è la durata e il costo (in centesimi). Il rapporto qualità prezzo è lo stesso di un vibratore Durex Play. Un ottimo affare


Uzi & Ari- Headworms (Own Records)

Solito Ben Shepard in salsa The Album Leaf (con Tom Yorke e l’indietronica e la madonna di RoncoCampoCanneto). Salsa che piace anche se santificata.


TV On The Radio – Dear Science (Touch & Go)

Per idee, arrangiamenti, suoni e sfrontatezza sembrano la nazionale dei giganti che va a giocare nel campionato dei lillipuziani. E vincono.


Ahleuchatistas-The Same And The Other (Tzadik)

Nuova puntata made in Asheville. Jazz-math-core dove le dinamiche bruciano e se si respira è solo per non morire. Orgasmici.


The Black Angels – Directions to See a Ghost (Light in the Attic)

Droga dell’anno.


TaughtMe-Lady (Own Records)

Uzi & Ari placati decidono di sussurrare l’emotività senza troppo clamore tronico. Sia in salute che in malattia.


Beck – Modern Guilt (Universal)

Questo giro tocca a un disco di merda a 360 gradi. Che sono sempre meglio dei dischi di merda acustici, ma dischi di merda rimangono.


31Knots-Worried Well (Polyvinyl)

Ormai sono solo un gruppo art. E la cosa, ovviamente, è abbastanza imbarazzante.


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