Matt Elliott-Songs (Icì D’Ailleurs)

Cofanetto del decennio attuale/venturo.


Nirvana – Live at Reading (Geffen)

La solista speculaz… naaaaah. Disco dell’anno. 1992, per la precisione.


Brian Harnetty & Bonnie Prince Billy- Silent City (Ruminance)

Solitudine, rumori, folk, country, la voce di Oldham. Ecco, è una roba così.


Elfin Saddle – Ringing For The Begin Again (Constellation)

Sembrano un romanzo vecchio di Murakami Haruki. Girano un pò tutte le viti del mondo


Clues – Clues (Constellation)

Post punk e pop folk spediti dalla Constellation. Fanno bene anche questo.


ATP’09 – Curated by The Breeders (Atp-Butlins Holiday Centre, Minehead)

Shellac davanti e dietro tutti quanti (Yann Tiersen, Dianogah, Deerhunter,Th’Faith Healers, Giant Sand, Melt Banana, Wire, Bon Iver e Bronx senza mariachi).


She Said What – s/t (Marsiglia Records)

Breeders dadaiste che su myspace citano Saragat. Un compasso fra Genova e Londra che marina la scuola, bei quarti d’ora un po’ deficienziali: volercene altre.


The Right Moves – The End Of The Empire (Ultramarine Rec.)

Il maggio di Kevin Shea parte seconda: senza Peter Evans, ma con slinguazzate alla US Maple in acido.


Hey! Tonal-Hey! Tonal (Africantape)

Il maggio di Kevin Shea parte prima: irragionevole e delicata massa magmatica da leccare con gusto.


Buzz Aldrin – s/t (cdr autoprodotto)

Sabba post-Television, squadra narcotici, angoscia, voci nel pozzo, marcia macabra marcia, worst case scenario, miglior esordio italiano 2009 finora.


K-Branding – Facial (Humpty Dumpty Records)

Tribalismo free-no-jazz-wave meno complesso di come affermato. Si trova di meglio e si trova di peggio.


Abe Vigoda – Reviver (Post Present Medium)

Paion senza capo né coda, vanno di fregole free-form, concetti di melodia alla Taking Tiger Mountain (By Strategy) e prendono cuore e polmoni. Wire/Swell Maps applaudono sullo sfondo.


Impossible Hair – What Is The Secret Of Impossible Hair? (Self Released / Dischord Direct)

Area Guided By Voices-Pixies. Perimetro Party Of One. Passa bene.


Cani Sciorrì – Parte IV (Escape From Today)

HC italiota de noartri, Refused, Helmet e adrenalina a mille. Rock’n’groove che colpisce palle, cuore e sorrisi. Botta coi controcazzi.


Agaskodo Teliverek – Psycho Goulash (Midfinger Rec.)

Dicono siano folli per uno strano miscuglio elettro-noise fra Captain Beefheart e Gogol Bordello. Dicono altri, non io.


Vessels-White Fields and Open Devices (Cuckandoo Records)

Contaminazione incontaminata, catartica per lo più.


Deerhoof – Offend Maggie (Kill Rock Stars)

Vista la presenza di SMS metallosi come il drago di Comacchio, sembrava brutto lasciare fuori la (ex)bimba Satomi.Anche se Offend Maggie aggiunge poco alla (bella) storia.


16 – Bridges To Burn (Relapse)

Tornano i litri di birra, si allontanano di un poco i calci in culo. Sorrisi chimici per iniziare bene l’anno; sangue, cocci di bottiglia e groove fomento.


OvO-Crocevia (Load)

Velenoso e marcio: normale. Forse più blackflaghiano del previsto. Tanto hardcore. Scontata la voglia del concerto. Si fottano gli altri.Amen?


Confuse The Cat – Kericky (Zeal)

Post punk vaginalmente funk pop di un orfano dei Reiziger (discreta band, anzi buona se paragonata a questa o al terzino destro che fu vanto presidenziale).


Bellafea-Cavalcade (Southern Records)

Post punk accettabile, con una cantante che guadagna dieci punti causa l’evidente amore per Thalia Zedek.


New Bloods-The Secret Life (Kill Rock Stars)

Femmine. Violino-basso-batteria. Post (wave) punk. Ironiche. Simpaticamente di passaggio.


Jay Reatard – Singles 08 (Matador)

Rockerolla! Basta la parola.


Doppler-Songs To Defy (Sk Records)

Noise macilento e psicotico. Di genere eppur piacevole. Poi si ha sempre voglia di riascoltare Rusty e benedire Jeff Mueller.


Ahleuchatistas-The Same And The Other (Tzadik)

Nuova puntata made in Asheville. Jazz-math-core dove le dinamiche bruciano e se si respira è solo per non morire. Orgasmici.


Parts + Labor – Escapers Two (Ace Fu)

Loro lo chiamano grind-pop. Per me sa tanto di purezza vera.


Wire – Object 47 (Pink Flag)

Neworderismi scioltissimi e pop d’autore dentro a un formato un po’ Read&Burn e un po’ anche no. Il già sai che non ve n’è dei dischi dell’anno.


A Certain Ratio – Early (Soul Jazz)

1978/85: Afrika-ka-ka-ka eccetera eccetera. C’è di peggio. Non c’è di meglio.


Polite Sleeper-Seens (Sabotage Rec.)

Sono furbetti, ma sanno quando deragliare. Per i nostalgici del primissimo Conor Oberst.


Putiferio-Ate Ate Ate (RobotRadio Records)

Decostruzione violenta e spaccatutto. Con Favero, Woolter, Mirko e Panda. Compare anche Luca Mai. U.S.Maplestyle.


ATP ’08-Curated By Explosions In The Sky (Atp-Plantation Quay)

EITS campioni, Polvo vincono, Trail Of Dead distruggono. David Berman E’.Phosphorescent ed Eluvium pure.C’era Kekko e sappiamo i nomi del Crete Goat Festival.


Black Keys – Attack & Release (Cooperative Music)

Dai campi di cotone alle feste vip del Fuorisalone (grazie a Danger Mouse). E’ l’evoluzione del blues, baby. E nonostante tutto, ci piace.


Peter Kernel – How to perform a funeral (On The Camper Records)

Svizzeri come Cancellara e come quelli che uccidono gli orsi che sconfinano. Cobain in arty punk lullabies coperte di pece: pensavo peggio, speravo meglio.


Torche – Meanderthal (HydraHead)

Un altro missing link tra Millencolin, class-metal, prog ecc. Sceglietene una: da una parte i Torche, dall’altre la vita. Non è una domanda trabocchetto.


Pennywise – Reason To Believe (Epitaph)

Punk rock california di seconda mano, da sempre e per sempre. Ma anche a parte quel che di eroico, vien proprio voglia di fare un paio di trick. Per così dire.


Mojomatics – Don’t Pretend That You Know Me (Ghost)

Replacements, Buzzcocks, Coral, Violent Femmes… Fanno stare bene. Occupano lo stereo se mai vi venisse voglia di ascoltare roba tipo “Don Calogero e la cicuta”. Qui


Converge – Deathwish Live Series 02 (Free download)

Non è sicuro siano i Converge, ma sicuramente è un gruppo punk peso con un cantante dalla voce acuta. Disco dell’anno, sottosezione inintelligibili (qui).


The Mars Volta – The Bedlam In Goliath (Universal)

Sono i più grandi geni della musica popolare contemporanea. Finchè non l’avrete ammesso tutti non smetteranno di fare dischi. Ammettete alla svelta, vi prego.


Blood on the Wall – Liferz (The Social Registry)

Sembrano i Pixies con lo scorreggione di Cinico TV al posto di Kim Deal . Roba buona, insomma.


The Mae Shi – HLLLYH (Team Shi)

Gruppo il cui passato impone rispetto alle prese con un presente che incute soprattutto calci in bocca. Nu-rave, comunque. O post-punk. O simili.


Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra & Tra-la-la Band – 13 Blues For Thirteen Moons (Constellation)

Sciogliete le camere e sputate i cuori. Dopo BlindBlindBlind i riferimenti saranno illegali, i commenti inutili e tutta la musica in morte cerebrale.


Eels-Useless Trinkets (Geffen)

Tipo: forse passi in partenza, ma il primo non lo tiene nessuno e la tripla l’ha messa con le mani in faccia. Non sono punti presi dalla spazzatura.


Tiger! Shit! Tiger! Tiger! – Be Yr Own Shit (To Lose La Track)

Foligno, NYC. Postpunk à la Dim Mak, quando Dim Mak faceva uscire dischi fighi. Dura 20 minuti, prima di farsi qualche domanda la musica è finita. Super-ok.


The Jon Spencer Blues Explosion – Jukebox Explosion/Rocking Mid 90′s Punkers (In The Red)

Raccolta del periodo In The Red per ricordare che Jon Spencer non è il musicista andropausa&roll finto-cool che sembrerebbe essere ascoltando i dischi post2000.


Clockcleaner – Babylon Rules (Load)

I Fuckemos del garage dark punk virati AmRep. Rappresento un tot.


Numbers – Now You Are This (Kill Rock Stars)

Ex Contorsions-wannabe declassati a Stereolab-wannabe. Piacciono alla gente che piace. Io non piaccio.


Settlefish – Oh, Dear! (Unhip)

Non ha tutta l’immediatezza dei precedenti. Costretti ad ascoltarlo più volte, tocca ammettere che è un gran disco di canzoni pop. Fanculo.


Dropkick Murphys – The Meanest Of Times (Born & Bred)

Faccelavedèfaccelatoccà-core.


We Are Wolves – Total Magique (Dare To Care)

Quel genere di punkfunknurave per il quale non troviamo più aggettivi.


Jacopo Andreini, Arrington De Dionyso, Scott Rosenberg-Roamin’ (Rai Trade)

Stare bene (in una grotta con belve anarchiche)


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