Picastro – Become Secret (Monotreme)

Liz Hysen reitera you will never grieve again, you will never love again e vorresti far sesso col verbo reiterare.


Valgeir Sigursson – Draumalandið (Bedroom Community)

Documentario ambientalista musicato come se Dio fosse islandese.


Balmorhea – Constellations (Western Vinyl)

Titolo perfetto per band quasi perfetta nell’esplicare il concetto di stare bene attraverso una strumentalità che rivaluta il termine intimismo.


1099-Any Day Now (How Is Annie Rec)

Nel 1099 no, ma nel 1999 sarebbe stato un Ep da consigliare a chi aveva buon gusto. Noi che ne abbiamo ancora possiamo farci 4 pezzi molto EITS.


Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra – Kollaps Tradixionales (Constellation)

Alleluia, la musica è risorta. Il miglior disco dei SMZ senza il Tra-La-La Band nella ragione sociale. My Efrim My King.Waltz For Sophie.


Matt Elliott-Songs (Icì D’Ailleurs)

Cofanetto del decennio attuale/venturo.


Richard Skelton – Landings (Type)

Naturalismo scopabile anche da chi odia il riverbero acustico più introspettivo. Disco dell’anno a prescindere.


HiM -ん (HipHipHip)

Diciamo che stiamo dalla parte di Doug Scharin anche quando pare fottersi il cervello con orientalismi afropostlevantiani.


Do Make Say Think-Other Truths (Constellation)

Purissimi nel loro postpsychedelicjazz. Chi non li ha mai capiti non capisce un cazzo.


Vic Chesnutt- At The Cut (Constellation)

Intimismo (Vic) solenne (Silver Mt.Zion) portato a compimento. Definitivo. (Per la musica tutta, si intende)


The Poison Arrows-First Class, And Forever (13 File)

Matematica dilatata nel 2009 attraverso albinismi sintetici. Quasi disco dell’anno.


Rachel Grimes-Book Of Leaves (For Solo Piano) (Ruminance)

Anche Music For Egon Schele è un paragone forzato, perchè qui la Grimes è tutta nuda col fantasma di Satie. Ed è meglio che in foto.


The Mantra Above The Spotless Melt Moon – Rooms (Rare Noise Records)

In goppa a Posillipo se non mi vuoi più bene. Ferina complessità come pece sui Radiohead, Bjork e gli anni Novanta. Benedice Eugene Robinson degli Oxbow.


Elfin Saddle – Ringing For The Begin Again (Constellation)

Sembrano un romanzo vecchio di Murakami Haruki. Girano un pò tutte le viti del mondo


Antarte – s/t (autoprodotto)

Musica per giocare a carte.


Tortoise – Beacons Of Ancestorship (Thrill Jockey)

McEntire sta molto bene. Sappiatelo.


ATP’09 – Curated by The Breeders (Atp-Butlins Holiday Centre, Minehead)

Shellac davanti e dietro tutti quanti (Yann Tiersen, Dianogah, Deerhunter,Th’Faith Healers, Giant Sand, Melt Banana, Wire, Bon Iver e Bronx senza mariachi).


Christopher Tignor – Core Memory Unwound (Western Vinyl)

Intimismo classico, fra avant ed isolazionismo. Ascoltare gli Slow Six per approfondire.


The Right Moves – The End Of The Empire (Ultramarine Rec.)

Il maggio di Kevin Shea parte seconda: senza Peter Evans, ma con slinguazzate alla US Maple in acido.


Hey! Tonal-Hey! Tonal (Africantape)

Il maggio di Kevin Shea parte prima: irragionevole e delicata massa magmatica da leccare con gusto.


Slon – Antenne (Valeot Rec.)

Mathpostcerebrale da collage antimonotonia.


Armstrong? – Collateral (autoproduzione)

Dream vaporoso, pop da fuga, Jeniferever ed emo-JJ72 ai poli: talmente shoegaze da guardarsi sotto le scarpe. Nessun punto di domanda, magari la voce più alta.


Animal Hospital – Memory (Barge Rec.)

Passatempi pomeridiani fra Chicago e Hotel2Tango.


Passe Montagne- Oh My Satan (Africantape)

Hard blues molto ’70 senza alcuna parola a rompere il cazzo.


Tomviolence – “Borderlinelovers” (Black Candy)

Back to indie rock. Che sia magnificente shoegaze, saturazione college o limpida versatilità Wilco, le ballate e i cavalli selvaggi non deludono mai. Emozioni.


Balmorhea- All Is Wild, All Is Silent (Western Vinyl)

Sparate a Paola Ellisse e ascoltate la pacatezza orgiastica. Come farsi Rachel’s, Aerial M e Dirty Three senza sporcare le lenzuola.


Mono – Hymn to the Immortal Wind (Temporary Residence LTD)

Postrock wagneriano con gli archi e tutto –alla fine del primo pezzo sei così gasato che ti vien voglia di bombardare l’Iran.


K-Branding – Facial (Humpty Dumpty Records)

Tribalismo free-no-jazz-wave meno complesso di come affermato. Si trova di meglio e si trova di peggio.


Mountains – Choral (Thrill Jockey)

Ti getti dal 20° piano, ma alla moviola, e vedi tanta di quella roba che vorresti tornare su e rifarlo. Per questo crederai di cadere sul cielo, non sul rusco.


Amute- Infernal Heights For A Drama (Stilll Records)

Jérôme Deuson è un figo che da tempo ama roba constellation, Fennesz e Tim Hecker. E si sente. Bene.


Squares On Both Sides – Indication (Own Records)

Folktronica autorale con pulviscoli gastrdelsoliani alla moviola. Own Records mette la garanzia.


Vessels-White Fields and Open Devices (Cuckandoo Records)

Contaminazione incontaminata, catartica per lo più.


Flap – Trees are talking while birds are singing (Matteite / In The Bottle)

Solito (bel) compitino impreziosito da due slanci, la zanzara math di Crushed into the ceiling e il contributo di Bob Corn in Férmo 2: ed io sarò salvato.


Dresda – Pequod (Marsiglia Records)

Sturmundrang sordo e umorale che chiede permesso poi filma, tosto disintegra, indi racconta e torna nella cornice: pria che la netlabel poté last.fm. Linkorama.


OvO-Crocevia (Load)

Velenoso e marcio: normale. Forse più blackflaghiano del previsto. Tanto hardcore. Scontata la voglia del concerto. Si fottano gli altri.Amen?


Penelope Sulla Luna – My Little Empire (Nagual Rec.)

Vedi sotto, senza titoli da lapidazione, ma nemmeno gusto. Modello Will Conroy (che resta una brava persona pur non sapendo giocare a basket).


The Seven Miles Journey – The Metamorphosis Project (Fonogram)

Due titoli,The Catharsis Session e Purification-The Journey Transcriptions, sono da lapidazione. Eppure dilatano post rock con gusto.Alla Christian Drejer.


The Brain Olotester – s/t (Zahr)

Gli Spiritualized dentro la boccetta che fa scendere la neve finta. Muzak in sedicesimo, effervescente artificiale. Il Natale M83 sembrava-nò sinteti-ché.


Murcof-The Versailles Sessions (Leaf)

Parte da classici della musica barocca del 1600 (con strumenti annessi) e reinventa Versailles. Vive La France.


Parhelia – Oceans Apart (Autoprodotto)

Da Dublino sapendo come e quando cavalcare. Come altri, ma in bello stile.


Sense Of Akasha – People do not know who rules (Riff Records)

La sorpresa del mese viene da Brunico: Akasha salva indietronica e postrock battendo un cuore non artificiale. I piedi nel 2008,estetica ed etica d’altri tempi.


Uzi & Ari- Headworms (Own Records)

Solito Ben Shepard in salsa The Album Leaf (con Tom Yorke e l’indietronica e la madonna di RoncoCampoCanneto). Salsa che piace anche se santificata.


Dianogah-Qhnnnl (Southern)

Chi non muore si rivede. Ben ancorati al loro passato. McEntire tortoissa un pò. Nostalgia canaglia.


Matt Elliott-Howling Songs

Da semi-dio a dio. Questa volta anche urlando, con Efrim a braccetto.


Mogwai-The Hawk Is Howling (Matador)

Togliamo The Sun Smells Too Loud. Resta la purezza restia agli scatti in avanti. Classico minore, ma vedendo i cloni, dal metal al pop, ci commuoviamo sempre.


Doppler-Songs To Defy (Sk Records)

Noise macilento e psicotico. Di genere eppur piacevole. Poi si ha sempre voglia di riascoltare Rusty e benedire Jeff Mueller.


Ahleuchatistas-The Same And The Other (Tzadik)

Nuova puntata made in Asheville. Jazz-math-core dove le dinamiche bruciano e se si respira è solo per non morire. Orgasmici.


Misuse-Misuse (PuzzleMusik)

Dalla Grecia fedeli tutta la vita al paradigma My Father My King.


Thank You-Terrible Two (Thrill Jockey)

Tribalismo ascensionale noise-kraut-math-figoso. Gira voce sia un disco dell’anno.


Silver Ray-Homes For Everyone (Broken Horse)

Art-pop-prog-post-rock di notevole pesantezza.


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