Gonja Sufi – A Sufi And A Killer (Warp)

Anni ’10.


Xiu Xiu – Dear God, I Hate Myself (Kill Rock Stars)

Siamo stati dalla loro parte, ma qualcuno avvisi Stewart che non avere un cazzo da dire, spesso, è una buona cosa. Sempre che tu non la metta su disco.


Spaghetti Anywhere – s/t (Toy Soldier Records)

Tra i pochi flatsharing riusciti, il C86 adulto illumìna i pesciolini con pugni fra ubriachi e rifiuti sentimentali nell’età di passaggio: le ciliegie di Sarah.


Yeasayer – Odd Blood (Secretly Canadian)

Coralità, bagliori, electro-synt-pop chiangiante ma anche no: detto che l’esordio non era poi questa meraviglia, qui siamo proprio alla rottura di maroni.


The Magnetic Fields – Realism (Nonesuch)

Stephin Merritt.


Holly Miranda – The Magician’s Private Library (XL)

E’ amica di Scott Matthew. Quindi anche amica nostra.


Hot Chip – One Life Stand (Parlophone)

Un uomo non avrebbe i due terzi dei problemi che ha se non continuasse ad ascoltare dischi come One Life Stand. E non solo per il pop sintetico del cazzo.


Lindstrom + Christabelle – Real Life Is No Cool (Smalltown Supersound)

Psico-disco-soul sintetica. Con patatine.


Langhorne Slim – Be Set Free (Kemado)

Qualcuno parlerà di maturazione definitiva per autoralità classic rock. Qui pare un doppio passo indietro anche mezzo previsto.


Sunburned Hand Of The Man – A (Ecstatic Peace)

Secondo giro con Fourtet, forse ancora meglio del primo giro -wank-pop luccicoso smontato e rimontato come un Lego.


The Album Leaf – A Chorus Of Storytellers (Sub Pop)

Non è lo Spine And Sensory degli Album Leaf, ma Jimmy LaValle in Islanda si comporta come Vukcevic negli ultimi secondi di un (fu) derby. Vince.


Broadcast & The Focus Group – Investigate Witch Cults Of The Radio Age (Warp)

I Broadcast sono una roba spesso citata e sempre sottovalutata. Evviva i Broadcast.


The Flaming Lips – The Dark Side Of The Moon (Warner Bros)

Suona tipo come se i Flaming Lips risuonassero Dark Side Of The Moon con lo zio Henry a fare da guest.


Zoot Woman – Things Are What They Use To Be (Citizen)

Il brividino chiaroscurale di Price c’è sempre e non si dimentica, ma a questo giro i pezzi memorabili sono due-tre massimo, non di più.


Editors – In This Light And On This Evening (Epic)

Evoluzione lineare: stanchi di farsi dare dei cloni dei Joy Divison, iniziano a rippare off i New Order. Molto probabilmente l’hanno fatto per il LOAL.


Firekites-The Bowery (Own Rec.)

Fuori tempo massimo, eppure una volta questa notwistite acusticamente sporca avrebbe fatto strabuzzare gli occhi. Magari non a me, ma il problema è un altro.


Glass Ghost-Idol Omen (Western Vinyl)

Avant dream pop ambientale ancora un pò titubante.


Marcilo Agro e il Duo Maravilha – Sono uscite le materie (Halidon)

Svincolatisi dai Kings of Convenience, i novaresi rossoblù tornano al liceo fra diari e antologia. “Ora andate tutti affanculo”, lo dicono loro e lo ripeto io.


Thank You For The Drum Machine – New adventures on analogue machines (Live Global)

Altro che quello che se ne legge “in giro”: dopo Atari, Trabant, Late Guest e Did la penultima coolness brit’n’roll + (fu) robotic rave li rende indiecredibili.


Elfin Saddle – Ringing For The Begin Again (Constellation)

Sembrano un romanzo vecchio di Murakami Haruki. Girano un pò tutte le viti del mondo


Clues – Clues (Constellation)

Post punk e pop folk spediti dalla Constellation. Fanno bene anche questo.


Malcom Middleton – Waxing Gibbous (Full Time Hobby)

Resto dell’idea che Malcolm abbia scelto un ottimo hobby.


My Latest Novel – Death & Entrances (Bela Union)

La più bella cosa uscita dalla Scozia degli anni zero.


Davide Di Sarò – We all belong to our before (Run!Run!Run!)

Se non fosse stato per il sangue sarebbe rimasto nascosto dov’era, cioè in Canada (cervello in fuga?). Invece per metà disco è l’indiepoprock come natura crea.


Eels- Hombre Lobo (Vagrant)

Gustosa insalata everettiana senza ingredienti particolari.


Phoenix – Wolfgang Amadeus Phoenix (V2)

Essere felici / stare bene / avere una vita piacevole.


ATP’09 – Curated by The Breeders (Atp-Butlins Holiday Centre, Minehead)

Shellac davanti e dietro tutti quanti (Yann Tiersen, Dianogah, Deerhunter,Th’Faith Healers, Giant Sand, Melt Banana, Wire, Bon Iver e Bronx senza mariachi).


She Said What – s/t (Marsiglia Records)

Breeders dadaiste che su myspace citano Saragat. Un compasso fra Genova e Londra che marina la scuola, bei quarti d’ora un po’ deficienziali: volercene altre.


Charge Group-Escaping Mankind (Own Records)

Slow-(poco)avant-post-pop di razza australiana.


Misophone – I Sit At Open Windows (Another Records)

Dopo tredici album invisibili, da due anni hanno scoperto l’ebrezza dell’uscita discografica. Daniel Johnston vede M.Ward provvede.


Variety Lab – Team up! (Pschent)

Le ospitate crasse la rendono quasi una compila, senza punti deboli peraltro in quanto a groove e senso dell’estate. Presente gli Isis? Qua sta il loro opposto.


Tecnosospiri – I lupi (CinicoDisincanto)

Dico solo che il baustellometro ha crashato, ma si può essere seri e spietati anche usando leggerezza e melodia. Per i fan, dietro ci stanno Andiloro e Verardi.


33 Ore – Quando vieni (Garrincha Dischi)

Mogli che si addormentano con la tv accesa, valige adoperate per l’ultima volta 20 anni prima, arrangiamenti arditi per corpo macchina da gregario alla ribalta.


Armstrong? – Collateral (autoproduzione)

Dream vaporoso, pop da fuga, Jeniferever ed emo-JJ72 ai poli: talmente shoegaze da guardarsi sotto le scarpe. Nessun punto di domanda, magari la voce più alta.


Glen Johnson – Details Not Recorded (Make Mini Music)

Togliete le due (belle) canzoni alla Matt Elliott e capirete come l’amico Glen abbia deciso di autocelebrarsi un pò. Se lo fan tutti può farlo anche lui.


Decemberists-The Hazards Of Love (Capitol)

Quando un uomo con buon gusto incontra un uomo heavyprogressive, quello heavyprogressive dovrebbe essere un uomo morto. Purtroppo Meloy è ancora vivo.


Sara Lov-Seasoned Eyes Were Beaming (Nettwerk)

Tipo Beatrice per Dante o Chloë Sevigny per Larry Clark. Simple and sad with a shot of scotch (cit.)


Brightblack Morning Light – Motion To Rejoin (Matador)

Fricchettoni de merda, incisivi meno (tanto quanto) del primo giro/giorno, ma ancora prodighi di sogni dopati e variazioni freak-soul in salsa sensosensuale. Chef e Barry (ap)plaudono (sul)lo sfondo.


Airportman e Tommaso Cerasuolo – “Weeds” (Lizard)

La via piemontese alla cover di classe omogeneizzata: lunedì sera in taverna e buona la prima, specie se anni Ottanta o canzone d’autore. Alieni a Radio Deejay.


Pet Shop Boys – Yes (Parlophone)

Ancora loro, ancora lagrime, ancora come dei Beach Boys con l’Aids al posto dei surf.


Abe Vigoda – Reviver (Post Present Medium)

Paion senza capo né coda, vanno di fregole free-form, concetti di melodia alla Taking Tiger Mountain (By Strategy) e prendono cuore e polmoni. Wire/Swell Maps applaudono sullo sfondo.


Impossible Hair – What Is The Secret Of Impossible Hair? (Self Released / Dischord Direct)

Area Guided By Voices-Pixies. Perimetro Party Of One. Passa bene.


Trouble Books – The United Colors Of Trouble Books (Own Records)

Elogio della bassa fedeltà. Fra ambienti autorali e pop-elettro-folk riservato. Per dire, il contrario di Minucci.


Franz Ferdinand – Tonight (Domino)

Giusto in tempo: tra Zu, Hunches, Uochi Toki, Animal Collective etc sembrava prospettarsi un anno buono per la musica.


M.Ward – Hold Time (4ad)

Leggerino, eppure carino. Ma se il pezzo migliore è la cover Oh Lonesome Me forse c’è stato un problemino.


Fitness Forever – Personal train (Pippola/Elefant)

Estate tutti i giorni, o non è estate mai. C’era una casa molto carina, e azul. Bacharach nei Pizzicato5 al jukebox sulla Rotonda. Persone vere e belle. Smash.


Margareth – This town (autoprodotto)

Terzogeniti italici dei Wilco dopo Annie Hall e News For Lulu. Folkpop della miglior specie,vedi Herman Dune. The gate guarda a Pentangle e psychoFloyd. Centro!


Jimi Tenor & Kabu Kabu – 4th Dimension (Sähkö Records)

Prende anche bene, tra salti laterali  di jazz trasversale(F. Kuti ed Etiopia), funkettoni striscianti e tutto il nécessaire soulettoso. Ma. Omaggio senza il colpo che uccide.


Akobi Seksu-Hush (One Little Indian)

Sdolcinatezze finto shoegaze a volumi limitati.


Dente – L’amore non è bello (Ghost)

Il primo che dice “se non è litigarello” lo do in pasto a Capezzone. Dente va alla conquista dell’Italia anni Zero,nelle mani un fiore e il bignami di Battisti.


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