Massive Attack – Heligoland (Virgin)

Gli UNKLE almeno, nella loro bruttezza, non avevano una reputazione da difendere..


Zoot Woman – Things Are What They Use To Be (Citizen)

Il brividino chiaroscurale di Price c’è sempre e non si dimentica, ma a questo giro i pezzi memorabili sono due-tre massimo, non di più.


Fuck Buttons – Tarot Sport (ATP)

Solite melodie goa-trance aggiornate alla moda indie-NY del rumorismo ballabile. Parte 2.


Six Organs Of Admittance – Luminous Night (Drag City)

Parte che sembra voglia fare un disco culacchione ma compiuto, poi svacca e torna il bello di sempre.


Wisp – The Shimmering Hour (Rephlex)

Ce lo spacceranno per qualsiasi cosa: dall’IDM (ingannati dalla label) al rituale (ingannati dalla copertina) fino al dubstep (ingannati dai tempi), invece è la solita roba di dieci anni fa, solo post-coitale.


Current 93 – Aleph At Hallucinatory Mountain (Coptic Cat)

Diritto di prelazione sulla vita. Stavolta anche per metalloni impuniti.


Phoenix – Wolfgang Amadeus Phoenix (V2)

Essere felici / stare bene / avere una vita piacevole.


Tiga – Ciao! (PIAS)

Questo ragazzo dovrebbe pensare più alla roba seria (Gentle Giant(s) e qualcos’altro) e meno alle cazzate; l’età dell’innocenza perduta a briscola è passata da un pezzo per tutti.


Boxcutter – Arecibo Message (Planet Mu)

Finisce un po’ per perdersi tra l’enciclopedismo elettronico e la manualistica reasoniana, ma c’è ed è reale.


Grains – Cranes (Centre Of The Wood)

Se gli Ubzub sono stati il best kept secret del post-punk anni Novanta, il suo leader lo sarà del folk-che-non-si-caga-nessuno degli anni Duemila. Rispetto stellare.


The Low Frequency In Stereo – Futuro (Rune Grammofon)

La gigantesca scritta Solita Roba.


Depeche Mode – Sounds Of The Universe (Mute)

Riflettiamoci, ma ci sono mai veramente interessati i Depeche Mode?


Bronnt Industries Kapital – Hard For Justice (Get Physical)

Passare su Get Physical per un gruppo del genere (con un docile disco della Stramadonna alle spalle) significa grossi compromessi; si svela il meccanismo  e un po’ di loungeria, ma perchè no, in fondo.


Pet Shop Boys – Yes (Parlophone)

Ancora loro, ancora lagrime, ancora come dei Beach Boys con l’Aids al posto dei surf.


Wavves – Wavvves (Fat Possum)

Per metà disco un grande garage-wave per surfisti, per l’altra metà no.


Hell – Teufelswerk (International Gigolo)

Nel primo disco riesce a tumulare Bryan Ferry e Puff Daddy in una straordinaria coerenza teutonica-loveparade, nel secondo si inventa un Ummagumma electroclash. Un uomo che gestisce duro.


The Prodigy – Invaders Must Die (Take Me To The Hospital)

A momenti si ricordano di aver fatto Experience e ci batte tanto il cuore, in altri si ricordano di aver fatto The Fat Of The Land e siamo tristi. Ma la macchina ormai è avviata e Warriors Dance scudeggia: bentornati.


Belbury Poly – From An Ancient Star (Ghost Box)

Come la madeleine di un passato mai vissuto: 100% Ghost Box.


Josh Wink – When a Banana Was Just A Banana (Ovum)

Grande mannaia, ma rigorosamente per ex ravers, fattoni e gente colpita da qualche malattia esotica.


Mt. Sims – Happily Ever After (Hungry Eye)

Lasciato al verde da Hell, molla l’electroclash e fa su un trio di gay-trendy-wave a metà tra i Sisters Of Mercy e le magliette Emily The Strange: non peggio del solito ma chiaramente non bene.


A Place To Bury Strangers – A Place To Bury Strangers (Killer Pimp)

Death By Audio Distorpio Shoegaze. Vera figheria.


zZz – Running With The Beast (Excelsior)

Piacerà a tutti.


DJ Sprinkles – Midtown 120 Blues (Mule Musiq)

Quanto ce ne fregherà dei problemi dei transessuali nuyorkesi? Meno di zero. Eppure anche il 2009 ha già la sua colonna house spirituale-vuota-dapiangere – in maniera definitiva.


Xela – In Bocca Al Lupo (Type)

Composizione noise-statica per musicare un’installazione (presunta) orrorifica in quel di Chicago; direi funzionale, ma sempre di esoterismo da bottega si tratta.


Neil Landstrumm – Lord For £39 (Planet Mu)

Da sempre solo roba alla moda su generi di moda, nonostante questo (e nonostante il Range Rover in copertina, che testimonia) dubsteppone dell’anno.


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