Gonja Sufi – A Sufi And A Killer (Warp)

Anni ’10.


Picastro – Become Secret (Monotreme)

Liz Hysen reitera you will never grieve again, you will never love again e vorresti far sesso col verbo reiterare.


Paolo Saporiti – Alone (Universal)

Ubi major… riscattato l’avviamento da Canebagnato, il mister si fa produrre da Teardo con pronuncia e luce dalle fessure. Gelo invita a continuare in italiano


Rudi Simmons – Palpitations (How Is Annie Rec.)

Un tipo di Oslo con la fissa per Linkous. Bella fissa.


A Singer Of Songs – Old Happiness (Hi54lofi)

Se Oberst anni fa avesse scelto un look minimale griffato Damien Jurado ci saremmo smanettati con destra e sinistra. Lo facciamo ora con Lieven Scheerlinck.


Holly Miranda – The Magician’s Private Library (XL)

E’ amica di Scott Matthew. Quindi anche amica nostra.


Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra – Kollaps Tradixionales (Constellation)

Alleluia, la musica è risorta. Il miglior disco dei SMZ senza il Tra-La-La Band nella ragione sociale. My Efrim My King.Waltz For Sophie.


Matt Elliott-Songs (Icì D’Ailleurs)

Cofanetto del decennio attuale/venturo.


Richard Skelton – Landings (Type)

Naturalismo scopabile anche da chi odia il riverbero acustico più introspettivo. Disco dell’anno a prescindere.


Vinegar Socks – s/t (Grinding Tapes)

Il grand tour di Beirut e il vascello architettato dai Decemberists hanno fatto proseliti pure fra i classicisti del Mandrione. Gran disco, Zeppo asso yiddish.


Retribution Gospel Choir – 2 (Sup Pop)

Sarà togoso come il primo e anche di più, ma Alan Sparhawk lo preferirei impegnato in un concerto dove fa tutto I Could Live In Hope.


Broadcast & The Focus Group – Investigate Witch Cults Of The Radio Age (Warp)

I Broadcast sono una roba spesso citata e sempre sottovalutata. Evviva i Broadcast.


Eels – End Times (Vagrant)

Mr E è qui per ricordarci che una vita di merda può capitare a tutti, ma costruirci sopra una carriera di belle canzoni è una cosa che riesce solo ai migliori. Lui E’ i migliori.


Black Heart Procession – Six (Temporay Residence)

Chi si accontenta gode.


Califone – All My Friends Are Funeral Singers (Dead Oceans)

Tim Rutili sta bene. Noi stiamo bene.


Richmond Fontaine-We Used to Think the Freeway Sounded Like a River (Decor Rec.)

Nulla di strabiliante, ma due fra i racconti brevi della miglior americana dell’anno (The Boyfriends e The Pull). Willy Vlautin c’è.


Brian Harnetty & Bonnie Prince Billy- Silent City (Ruminance)

Solitudine, rumori, folk, country, la voce di Oldham. Ecco, è una roba così.


Six Organs Of Admittance – Luminous Night (Drag City)

Parte che sembra voglia fare un disco culacchione ma compiuto, poi svacca e torna il bello di sempre.


Lightning Dust-Infinite Light (Jagjaguwar)

Dai Black Mountain alla seconda prova Lightning Dust. Amber Webber e Joshua Wells: molto bene.


Marcilo Agro e il Duo Maravilha – Sono uscite le materie (Halidon)

Svincolatisi dai Kings of Convenience, i novaresi rossoblù tornano al liceo fra diari e antologia. “Ora andate tutti affanculo”, lo dicono loro e lo ripeto io.


JouJoux d’Antan – MiVoglioBeneComeUnFiglio (Kandinsky Records)

Mettetevi col microscopio a fotografare la genesi italiana di un nuovo phylum, forse limitato al primo esemplare. Barocco e serissimo, accecante e imbambolato.


Tiny Vipers – Life On Heart (Sub Pop)

Meglio di Hands Across The Void, ma i deliri sono sempre fuori luogo.


Mansfield.tya – Seules Au Bout De 23 Secondes (Vicious Circle)

Tipo: se uno gode Tara Jane O’Neil e Shannon Wright va sul sicuro. Se non le gode sono cazzi suoi.


Elfin Saddle – Ringing For The Begin Again (Constellation)

Sembrano un romanzo vecchio di Murakami Haruki. Girano un pò tutte le viti del mondo


Clues – Clues (Constellation)

Post punk e pop folk spediti dalla Constellation. Fanno bene anche questo.


Malcom Middleton – Waxing Gibbous (Full Time Hobby)

Resto dell’idea che Malcolm abbia scelto un ottimo hobby.


St.Augustine – Changing Plans (Kütu Folk Records)

In un mondo che ama l’indie-folk poco impegnato potrebbe vivere di rendita


The Delano Orchestra – Will Anyone Else Leave Me? (Kütu Folk Records)

Non che abbiano tutto in comune con gli Okkervil River. Di certo questo disco è meglio delle ultime cose degli Okkervil River.


Grizzly Bear – Veckatimest (Warp)

Gli Animal Collective senza urletti e nomignoli del cazzo. Ma forse pure meglio.


My Latest Novel – Death & Entrances (Bela Union)

La più bella cosa uscita dalla Scozia degli anni zero.


Wilco – Wilco – The Album (Nonesuch/Warner)

“E’ piu facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago, che gli Wilco facciano un disco di merda”. Regno dei cieli. Sempre e comunque.


The Low Anthem – Oh My God, Charlie Darwin (Bella Union)

I left Louisiana on the rail line, oo.I left Louisiana on the rail line, oo oo.
I was trying to get to Ohio.Trying to get to Ohio
Meraviglia della tradizione.


Lazarus – The Trickster (St.Ives)

Edizione stralimitata (300 copie) per un Trevor Montgomery cohenizzato da dio.


Current 93 – Aleph At Hallucinatory Mountain (Coptic Cat)

Diritto di prelazione sulla vita. Stavolta anche per metalloni impuniti.


Scott Matthew – There Is An Ocean That Divides…. (Glitterhouse Records)

->: There Is An Ocean That Divides And With My Longing I Can Charge It With A Voltage That’s So Violent To Cross It Could Mean Death. Amatelo, non è Patrick Wolf.


The Cesarians – The Cesarians (Imprint)

Sempre dalle parti di Nick Cave e James Johnston. Decadenti e teatrali sino al midollo, però la canzone migliore resta Flesh Is Grass.


ATP’09 – Curated by The Breeders (Atp-Butlins Holiday Centre, Minehead)

Shellac davanti e dietro tutti quanti (Yann Tiersen, Dianogah, Deerhunter,Th’Faith Healers, Giant Sand, Melt Banana, Wire, Bon Iver e Bronx senza mariachi).


A Hawk and a Hacksaw – Dèlivrance (Leaf)

Tutto già sentito nei dischi prima, e perchè non dovremmo volerlo risentire?


Comaneci – Girl was sent to grandma’s in 1914 (EP Madcap)

Francesca è rimasta sola in America col chitarrista Glauco, ma la ginnastica non ne risente: entra un’elettrica sfumata western per la nostra Josephine Foster.


Above The Tree – Minimal love (Boring Machines + 6)

Marco Bernacchia è lo psychobluesman più bravo d’Italia. Meno ortodosso rispetto al sé precedente, di lavoro sbriciola carovane di cammelli. Da vedere live.


Tara Jane O’Neil – A Ways Away (K Records)

In un mondo splendidamente minimale Tara farebbe un disco gli anni dispari, Shannon Wright quelli pari. Senza bisogno di cantautrici semestrali.


Misophone – I Sit At Open Windows (Another Records)

Dopo tredici album invisibili, da due anni hanno scoperto l’ebrezza dell’uscita discografica. Daniel Johnston vede M.Ward provvede.


Bill Callahan – Sometimes I Wish We Were An Eagle (Drag City)

Un mondo senza Bill Callahan non andrebbe nemmeno immaginato.


Freaky Mermaids – Freaky circus (‘Aveit)

Sincerità…è un bel disco in stile senza truccarsi da freak. Forse perché le CocoRosie bresciane Laura, Ombretta e Angela non sono cesse come Arisa, tutt’altro.


Slumberwood – Yawling night songs (A Silent Place)

All’inferno si mangiano anguille crude, piove sul bagnato e l’inno nazionale è suonato a –8.0 con un cdj100: ogni tanto il sole, più spesso l’eclisse. Godere.


Grains – Cranes (Centre Of The Wood)

Se gli Ubzub sono stati il best kept secret del post-punk anni Novanta, il suo leader lo sarà del folk-che-non-si-caga-nessuno degli anni Duemila. Rispetto stellare.


Decemberists-The Hazards Of Love (Capitol)

Quando un uomo con buon gusto incontra un uomo heavyprogressive, quello heavyprogressive dovrebbe essere un uomo morto. Purtroppo Meloy è ancora vivo.


Sara Lov-Seasoned Eyes Were Beaming (Nettwerk)

Tipo Beatrice per Dante o Chloë Sevigny per Larry Clark. Simple and sad with a shot of scotch (cit.)


Bonnie Prince Billy- Beware (Domino)

Ricchezza country. Va bene così.


Morose – “La vedova di un uomo vivo” (Boring Machines / Ribéss / Shyrec / Travelling Music)

Primo concept in lingua per una delle migliori band nazionali, che (av)vince: una lunga, colta, lugubre canzone d’amore. E la solita incoercibile tristezza.


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