Muse – The Resistance (Warner)

L’insostenibile pesantezza dell’essere riccardoni.


Jay-Z – The Blueprint 3 (Atlantic)

il Real Madrid che schiera la formazione titolare e fa 0-0 con lo Zurigo. Palo di Kanye West.


Radiohead – In Rainbows (www.inrainbows.com)

4 SMS sul nuovo Radiohead, grasso che cola proprio… :)

La merda dei Radiohead (canzoni che gli sono avanzate negli ultimi dieci anni), prodotta alla perfezione, risulta più buona della cioccolata di chiunque.

Crush

Johan Cruyff che gioca, bene, una partita del primo girone dei Mondiali. Segna pure, ma le partite decisive sono altre.
Delso

In Rainbows dimostra sostanzialmente che:
1 sono i migliori a fare QUELLA musica.
2 QUELLA musica non andrebbe fatta.
Bella scoperta del cazzo.

Kekko

Inutile aspettarsi “Kid A” o “Amnesiac”. Un piacevole ritorno a casa, senza squilli di tromba: “Nude” e “Reckoner” su tutte. Ma ho ancora bisogno di loro?

Theorius


The Takeovers – Bad Football (Off)

Per favore, dite a Robert Pollard che ha rotto il cazzo.


Iron & Wine – The Shepherd’s Dog (Sub Pop)

La transizione da one man band a gruppo vero e proprio, forse necessaria per evitare il rischio noia, è stata effettuata senza sacrificare la scrittura, anzi.


Magik Markers – Boss (Ecstatic Peace)

il disco dei Magik Markers per chi non ha mai sopportato i Magik Markers. Ovviamente erano meglio prima.


Intermission: Joanna Newsom new song

recorded live yesterday.

Here.


Beirut – The Flying Cup Club (Ba Da Bing)

Sta alla Francia come il precedente ai Balcani, e mostra un songwriting più maturo. Buon secondo album.


Kanye West – Graduation (Def Jam)

Non avrà i singoli di Late Registration, ma ci mostra un Kanye in formissima, stiloso e mai così solido. Genialata i sample di Daft Punk e Can.


Crowded House – Time on Earth (Ato)

Ispira esattamente le emozioni che ci si può attendere da un disco di Crowded House nell’anno 2007.


Thurston Moore – Trees Outside the Academy (Ecstatic Peace)

Tempo fa sull’ultima pagina di Blow Up apparve un Unplugged dei Sonic Youth. Bene, ora è uscito, ed è pure figo, almeno se apprezzate i SY di Murray Street.


Maserati – Inventions for the New Season (Temporary Residence)

A dispetto del nome, non inventa una mazza. Il solito compitino post ormai trito e ritrito, seppur ben eseguito.


Kano – London Town (679)

Non sarà all’altezza di Home Sweet Home, ma solo un folle potrebbe lamentarsi. Riesce a rendere Craig David apprezzabile, nuff said. E Buss it Up spacca tutto.


Common – Finding Forever (Geffen)

L’abbiamo perso. Liricamente prescindibile, Kanye West in cabina di regia sbaglia quasi tutto e le collaborazioni non lo tengono a galla. In una parola, noia.


Apparat – Walls (Shitkatapult)

Apparat goes Spector e riesce a non fallire miseramente, con istanti di perfezione pop alternati da qualche pezzo skippabile. Ma tanto è primavera.


The Field – From Here We Go Sublime (Kompakt)

Il Selected Ambient Works del terzo millennio. E la Kompakt è la Warp dell’era post-Warp.


Tuk – Shallow Water Blackout ((K-RAA-K)³)

Un lavoro avventuroso che non ci fa stufare della laptronica. Il pop più bastard (e anche un po’ motherfucking) che ascolterete quest’anno.


Stars of the Lid – And Their Refinement of the Decline (Kranky)

Come stanchi non erano i loro Tired Sounds, così qui di declino, nonostante l’imponenza dell’opus, non v’è manco l’ombra. Auguri Kranky, cento di questi dischi.


Pole – Steingarten (~scape)

Nell’era “basta glitch”, Pole riesce a non suonare vecchio ma classico e a disorientare l’ascoltatore in questo oceano di sorprese liquide. Apprezzabile.


Jana Hunter – There’s No Home (Gnomonsong)

Alzi la mano chi ha bisogno di 15 (quindici) tracce di folk vagamente spettrale e soporifero sull’etichetta di Devendra Banhart. Su, coraggio…


Savath & Savalas – Golden Pollen (Anti)

Ormai Scott Herren si è fatto prevedibile, le suggestioni bossa da cartacarbone di S&S fanno aprire la bocca solo per sbadigliare.


Nina Nastasia and Jim White – You Follow Me (Fat Cat)

Suona esattamente come potete pensare: una giustapposizione dei due. Una bella giustapposizione, eh, anche se dubitiamo possa salvare la vita a qualcuno.


Fridge – The Sun (Temporary Residence)

Non ci aspettavamo ritornassero. Ma sapevamo che l’avrebbero fatto così: l’ultima e decisiva tappa del nuovo corso hebdeniano salva da sola il post rock.


Marnie Stern – In Advance of the Broken Arm (Kill Rock Stars)

La quadratura del cerchio tra i Sonic Youth più pop, la carica estrogenica delle Sleater-Kinney e l’esperienza di Fort Thunder. Bel(lissimo) colpo.


Amon Tobin – The Foley Room (Ninja Tune)

Un Amon Tobin diverso, che imposta un buon lavoro di giustapposizione sonora pur con qualche caduta di stile: il Kronos Quartet lo salva dall’aurea mediocritas.


Rjd2 – The Third Hand (XL)

Un imbarazzante e frustrante tentativo di fare del pop mainstream, con qualche rarefatta intuizione: niente, tuttavia, che meriti il vostro tempo e/o denaro.


The Fall – Reformation Post TLC (Slogan)

Mark E Smith non si discute, è comunque ammirevole che abbia qualcosa da dire ancora oggi, anche se il suono è sotto gli standard dei Fall.


Panther – Secret Lawns (Fryk Beat)

l’ennesimo gruppo di (punk)funk destrutturato in maniera piuttosto artificiosa ci rammenta il significato di “fuori tempo massimo”. Prescindibilissimi.


Bobby Conn – King for a Day (Thrill Jockey)

Fuori moda in maniera commovente, un torbido e accecante miscuglio delle sonorità settantiane peggio invecchiate.


Tanakh – Saunders Hollow (Camera Obscura)

Una bestia completamente nuova e indecifrabile, non per questo migliore: la confusione prende spesso il sopravvento.


Lifetime – Lifetime (Decaydance)

Come dire: ragazzini brufolosi di merda, noi facevamo le stesse cose dieci volte meglio quando voi non eravate manco nelle palle di vostro padre.


Andrew Bird – Armchair Apocrypha (Fat Possum)

La scrittura è sempre solida, ma Bird cerca di salire sul carrozzone dell’indie rock da classifica con risultati non memorabili.


Panda Bear – Person Pitch (Paw Tracks)

Un’impressionante dimostrazione delle potenzialità musicali dell’artista Noah Lennox; ora attendiamo fiduciosi la totale espressione delle medesime.


Kiss the Anus of a Black Cat – An Interlude To The Outermost ((K-RAA-K)3)

I figliocci belgi dei C93, fortunatamente la loro musica non è orrenda quanto il nome che si sono scelti, anzi.


Modest Mouse – We Were Dead Before The Ship Even Sank (Epic)

Dopo due capolavori, un buon disco glielo si può perdonare, va’… sono sempre un rifugio sicuro in quest’oceano musicale, checché ne dica il titolo.


Laura Veirs – Saltbreakers (Nonesuch)

Per il suo passaggio major, la Veirs confeziona un album raffinatissimo e intenso, con influenze che vanno dal Brasile al Mali passando per Cash. Santa subito?


The Besnard Lakes – Are The Dark Horse (Jagjaguwar)

Alcuni dei migliori musicisti di Montreal indulgono in tutta la psichedelia già sentita che si possa immaginare. Molto rumore per questa roba?


Blonde Redhead – 23 (4AD)

Tornano alla loro miglior formalità (a tratti superata) dopo il passo falso di Misery is a Butterfly. Ad onta d’ogni previsione contraria, la band è in salute.


Feist – The Reminder (Arts and Crafts)

Ormai è definitivamente la Norah Jones dei poveri, in salsa country da due soldi per giunta.


Of Montreal – Hissing Fauna, Are You the Destroyer (Polyvinyl)

Un irresistibile caleidoscopio di electro-psichedelia con occasionali derive kraut. Il loro capolavoro.


Field Music – Tones of Town (Memphis Industries)

Inutil-pop [sic] made in UK sells, but who’s buying?


Air – Pocket Symphony (Astralwerks)

Un disco che, udite udite, introduce una novità: non è “il loro migliore dai tempi di Moon Safari“.


Kristin Hersh – Learn to Sing Like a Star (Yep Roc)

Tanta solidità, ma ci mancano i vecchi tempi.


Arcade Fire – Neon Bible (Merge)

Meno coralità e più introspezione, un paio di filler ma sono gocce in un oceano di gloria.


Mos Def – Tru3 Magic (Geffen)

Produzione da quattro soldi, due cazzatine messe lì, soliti testi del cazzo. Shit on both sides.


Low – Drums and Guns (Sub Pop)

Pensavate che i Low fossero noiosi? Salvatevi dalla piattezza del loro primo disco brutto, davvero.


Do Make Say Think – You, You Are a History in Rust (Constellation)

Non tradiscono il loro suono, e al tempo stesso si concedono vistose aperture formali. Una certezza.


Small Leaks Sink Ships – Until The World Is Happy Wake Up You Sleepyhead Sun (No Sleep)

Art-core. I ragazzi ne hanno, ascoltateli.


Electrelane – No Shouts, No Calls (Too Pure)

Un ritorno alla forma che ha un po’ il sapore di un ritorno a casa. Ma senza ripetersi.


Follow

Get every new post delivered to your Inbox.