Matt Elliott-Songs (Icì D’Ailleurs)

Cofanetto del decennio attuale/venturo.


HiM -ん (HipHipHip)

Diciamo che stiamo dalla parte di Doug Scharin anche quando pare fottersi il cervello con orientalismi afropostlevantiani.


Eels – End Times (Vagrant)

Mr E è qui per ricordarci che una vita di merda può capitare a tutti, ma costruirci sopra una carriera di belle canzoni è una cosa che riesce solo ai migliori. Lui E’ i migliori.


Oneida – Rated O (Jagjaguwar)

Tre ore di pippe e nessuna eiaculazione.


Elfin Saddle – Ringing For The Begin Again (Constellation)

Sembrano un romanzo vecchio di Murakami Haruki. Girano un pò tutte le viti del mondo


Let’s Wrestle – In the Court of the Wrestling Lets (Stolen Recordings)

Chiunque sceglie di copiare i Dinosaur JR, piuttosto che i Pavement, è mio amico.
Essi lo sono.


Grizzly Bear – Veckatimest (Warp)

Gli Animal Collective senza urletti e nomignoli del cazzo. Ma forse pure meglio.


ATP’09 – Curated by The Breeders (Atp-Butlins Holiday Centre, Minehead)

Shellac davanti e dietro tutti quanti (Yann Tiersen, Dianogah, Deerhunter,Th’Faith Healers, Giant Sand, Melt Banana, Wire, Bon Iver e Bronx senza mariachi).


The Right Moves – The End Of The Empire (Ultramarine Rec.)

Il maggio di Kevin Shea parte seconda: senza Peter Evans, ma con slinguazzate alla US Maple in acido.


Hey! Tonal-Hey! Tonal (Africantape)

Il maggio di Kevin Shea parte prima: irragionevole e delicata massa magmatica da leccare con gusto.


Slon – Antenne (Valeot Rec.)

Mathpostcerebrale da collage antimonotonia.


Slumberwood – Yawling night songs (A Silent Place)

All’inferno si mangiano anguille crude, piove sul bagnato e l’inno nazionale è suonato a –8.0 con un cdj100: ogni tanto il sole, più spesso l’eclisse. Godere.


Animal Hospital – Memory (Barge Rec.)

Passatempi pomeridiani fra Chicago e Hotel2Tango.


Grains – Cranes (Centre Of The Wood)

Se gli Ubzub sono stati il best kept secret del post-punk anni Novanta, il suo leader lo sarà del folk-che-non-si-caga-nessuno degli anni Duemila. Rispetto stellare.


Passe Montagne- Oh My Satan (Africantape)

Hard blues molto ’70 senza alcuna parola a rompere il cazzo.


Morose – “La vedova di un uomo vivo” (Boring Machines / Ribéss / Shyrec / Travelling Music)

Primo concept in lingua per una delle migliori band nazionali, che (av)vince: una lunga, colta, lugubre canzone d’amore. E la solita incoercibile tristezza.


Antigama – Warning (Relapse)

Cyber-art-grind tecnico con qualche divagazione ironica. Si vive senza.


K-Branding – Facial (Humpty Dumpty Records)

Tribalismo free-no-jazz-wave meno complesso di come affermato. Si trova di meglio e si trova di peggio.


Gnaw – This Face (Conspiracy Records)

Alan Dubin (e altri): D00MMO)). Un incompromissorio pezzo di merda infilato nelle orecchie. Latrati neuronali neri a n-dimensioni che richiamano alienazione meta-metallica strisciante.


Black Dice – Repo (Paw Tracks)

Non serve magari a un cazzo, e non funziona nemmeno così bene, però tra scleri rumoristici e minimaglia lo-fi electro-tech-hip hop-tropical andante alle volte s’arrizza.


Wavves – Wavvves (Fat Possum)

Per metà disco un grande garage-wave per surfisti, per l’altra metà no.


Bancale – s/t (Sidi Records)

Non-inno dei lavoratori con la batteria di lamiere. Real blues dove prewar e fallout coincidono. Aidan Moffat in Ken Loach. Bachi da cemento,umidità nelle ossa.


Napalm Death – Time Waits For No Slave (Century Media)

Shane Embury e una pala per seppellire il resto della vostra discografia.


Esdem – You can’t talk about indie-rock (Black Nutria)

Clamoroso a MaGerata: rinasce l’illbient. Tra uccelli di Hitchcock e bpm sott’olio un clima sinistro, siderale e patogeno buono per Lynch e Under My Bed.


Dent May And His Magnificent Ukulele – The Good Feeling Music Of (Paw Tracks)

Un tipo del Mississippi con ukulele, voce alla Lekman e faccia da sfigato. Funziona, ma dalla Paw Tracks ci aspettiamo ben altro.


Dresda – Pequod (Marsiglia Records)

Sturmundrang sordo e umorale che chiede permesso poi filma, tosto disintegra, indi racconta e torna nella cornice: pria che la netlabel poté last.fm. Linkorama.


16 – Bridges To Burn (Relapse)

Tornano i litri di birra, si allontanano di un poco i calci in culo. Sorrisi chimici per iniziare bene l’anno; sangue, cocci di bottiglia e groove fomento.


Black Sun – Paralyser (At War With False Noise)

Glasgow, Eyehategod, Iron Monkey, marmitte incrostate, cover in bianco e nero e scoparsi la sorella nel fienile. Ci sono immaginari peggiori.


Vandal X – All Lined Up Against the Wall (Vlas Vegas)

Un mistone harshcore più o meno a metà tra UNSANE e primi Death From Above suonato col martello pneumatico. Disco dell’anno.


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