Liars – Sisterworld (Mute)

Non siamo ai livelli di Streghe e Tamburi, ma sicuramente meglio della precedente raccolta di scarti camuffata da “album di canzoni”.


Four Tet – There Is Love In You (Domino)

Questo disco costa quanto due long drink messi insieme, ma riesce a essere mille volte più ubriacante. E non causa disfunzione erettile. Effetti collaterali?  Lui è un figo. Voi no.


Eluvium – Similes (Temporay Residence)

L’ambientneoclassico di Cooper sfiora il melenso edulcorato amato oggigiorno.Non fa il ciocco,ma occorre tenere d’occhio il ragazzo per evitare futuri rischi.


Matt Elliott-Songs (Icì D’Ailleurs)

Cofanetto del decennio attuale/venturo.


Richard Skelton – Landings (Type)

Naturalismo scopabile anche da chi odia il riverbero acustico più introspettivo. Disco dell’anno a prescindere.


The Album Leaf – A Chorus Of Storytellers (Sub Pop)

Non è lo Spine And Sensory degli Album Leaf, ma Jimmy LaValle in Islanda si comporta come Vukcevic negli ultimi secondi di un (fu) derby. Vince.


Broadcast & The Focus Group – Investigate Witch Cults Of The Radio Age (Warp)

I Broadcast sono una roba spesso citata e sempre sottovalutata. Evviva i Broadcast.


Firekites-The Bowery (Own Rec.)

Fuori tempo massimo, eppure una volta questa notwistite acusticamente sporca avrebbe fatto strabuzzare gli occhi. Magari non a me, ma il problema è un altro.


Glass Ghost-Idol Omen (Western Vinyl)

Avant dream pop ambientale ancora un pò titubante.


Rachel Grimes-Book Of Leaves (For Solo Piano) (Ruminance)

Anche Music For Egon Schele è un paragone forzato, perchè qui la Grimes è tutta nuda col fantasma di Satie. Ed è meglio che in foto.


Inserire Floppino – Grotta esci (Tafuzzy Records)

Palpebre chiuse per non ammiccare più, Psico si getta in un mare di droni e gimnopedie e approda sano e salvo nella discocieca del Port Royal.


Elfin Saddle – Ringing For The Begin Again (Constellation)

Sembrano un romanzo vecchio di Murakami Haruki. Girano un pò tutte le viti del mondo


ATP’09 – Curated by The Breeders (Atp-Butlins Holiday Centre, Minehead)

Shellac davanti e dietro tutti quanti (Yann Tiersen, Dianogah, Deerhunter,Th’Faith Healers, Giant Sand, Melt Banana, Wire, Bon Iver e Bronx senza mariachi).


Christopher Tignor – Core Memory Unwound (Western Vinyl)

Intimismo classico, fra avant ed isolazionismo. Ascoltare gli Slow Six per approfondire.


Glen Johnson – Details Not Recorded (Make Mini Music)

Togliete le due (belle) canzoni alla Matt Elliott e capirete come l’amico Glen abbia deciso di autocelebrarsi un pò. Se lo fan tutti può farlo anche lui.


Bronnt Industries Kapital – Hard For Justice (Get Physical)

Passare su Get Physical per un gruppo del genere (con un docile disco della Stramadonna alle spalle) significa grossi compromessi; si svela il meccanismo  e un po’ di loungeria, ma perchè no, in fondo.


Mountains – Choral (Thrill Jockey)

Ti getti dal 20° piano, ma alla moviola, e vedi tanta di quella roba che vorresti tornare su e rifarlo. Per questo crederai di cadere sul cielo, non sul rusco.


Tim Hecker – An Imaginary Country (Kranky)

O di come la Kranky riesca, in quindici giorni, a segare le gambe a mezzo mondo.


Pan American – White Bird Release (Kranky)

Mark Nelson lo metto sempre in quintetto: 4 piccoli e disponibilità alla 1-3-1. E la tensione sale.


Astral Social Club – Octuplex (VHF Records)

Roba che da merda a qualsiasi Black Dice. Campbell continua a frantumare dendriti via heavy techno electronics (estasi colorate in odor di: Fourtet).                Ad aspera astra


Trouble Books – The United Colors Of Trouble Books (Own Records)

Elogio della bassa fedeltà. Fra ambienti autorali e pop-elettro-folk riservato. Per dire, il contrario di Minucci.


Amute- Infernal Heights For A Drama (Stilll Records)

Jérôme Deuson è un figo che da tempo ama roba constellation, Fennesz e Tim Hecker. E si sente. Bene.


Belbury Poly – From An Ancient Star (Ghost Box)

Come la madeleine di un passato mai vissuto: 100% Ghost Box.


Squares On Both Sides – Indication (Own Records)

Folktronica autorale con pulviscoli gastrdelsoliani alla moviola. Own Records mette la garanzia.


Psychic Ills – Mirror Eye (The Social Registry)

Poi uno dice, t’incazzi. Non è che m’incazzo, è che spacciare per roba drogata cose che i Popol Vuh già allora. Sì, m’incazzo in effetti.


Banjo or Freakout – Covers (Autoprod.)

Il più grande musicista torinese residente a Londra.


Xela – In Bocca Al Lupo (Type)

Composizione noise-statica per musicare un’installazione (presunta) orrorifica in quel di Chicago; direi funzionale, ma sempre di esoterismo da bottega si tratta.


Fennesz – Black Sea (Touch)

Forse rivaleggia con Endless Summer.


Murcof-The Versailles Sessions (Leaf)

Parte da classici della musica barocca del 1600 (con strumenti annessi) e reinventa Versailles. Vive La France.


High Places- High Places (Thrill Jockey)

Senza esagerare nei clamori, va ammesso che Mary Pearson può anche farti passare due o tre pomeriggi piacevoli.


Jean Philippe Goude – Aux solitudes (Ici d’Ailleurs)

In penombra,la partner e un vino fresco,dentro un’opera d’arte. Avanguardia baltica,sopranista,piano minimale e tubular bells. Io l’ho fatto,fatelo anche voi.


Uzi & Ari- Headworms (Own Records)

Solito Ben Shepard in salsa The Album Leaf (con Tom Yorke e l’indietronica e la madonna di RoncoCampoCanneto). Salsa che piace anche se santificata.


Deerhunter-Microcastle (Kranky)

Due peccati originali: furbizie per masse inerti e purezza pop mielosa modello winnie the pooh.  Li abbiamo già persi?


Matt Elliott-Howling Songs

Da semi-dio a dio. Questa volta anche urlando, con Efrim a braccetto.


Matthew Robert Cooper-Miniatures (Gaarden)

Quando gira con il marchio Eluvium è ispiratissimo. Qui è solo ispirato.


Dosh-Wolves And Wishes (Anticon)

Post jazz rock d’animo tortoisiano (area McEntire) apprezzato da Oldham e Bird.


Malagnino/Riccio – “Musica umana” (split NuovaMusicaRurale)

Un uomo che russa. Singhiozza. Cammina. Poi una coppia fa sesso,e si sente. Nasce un bambino. Applausi. Chi tossisce,c’è brusio,si sghignazza fino a star male.


Lull – Like a Slow River (Glacial Movements)

Ambient-nulla da Mick Harris. A basso volume non t’accorgi manco che suona, ad alto volume ti caghi addosso. Disco dell’anno.


ATP ’08-Curated By Explosions In The Sky (Atp-Plantation Quay)

EITS campioni, Polvo vincono, Trail Of Dead distruggono. David Berman E’.Phosphorescent ed Eluvium pure.C’era Kekko e sappiamo i nomi del Crete Goat Festival.


Skyphone – Avellaneda (Rune Grammofon)

Roba fighetta AlogIndieFourtetTronica fatta bene. Disco dell’anno.


Jarboe/Justin Broadrick – J2 (The End)

Fascinose evoluzioni di ambient doom elettro apocalyptico segaiolo e bla bla bla.


Ufomammut – Idolum (Supernaturalcat)

Sludge metal pesantemente influenzato dai Cavity. Disco dell’anno.


Port-Royal- Flared Up [Remixes](Resonant)

La Resonant chiude ed i Port-Royal salutano e ringraziano insieme ad alcuni amici. Con eleganza glaciale.


Lule Kaine-Radiations From Futurist Furniture (Chewz)

Espiazioni cinematiche con (saltuari) scatti in avanti. Un pulviscolo di Do Make Say Think passato per il centro Europa. Ascoltalo.


Motorpsycho – Little Lucid Moments (Stickman)

Nei momenti migliori somigliano ai Verdena, negli altri allungano la broda come al solito. Disco dell’anno per fan terminali dei Motorpsycho.


Nine Inch Nails – Ghosts I-IV (ghosts.nin.com)

Ho scaricato Ghosts I per pulirmici il culo su SMS e sto considerando di comprare l’edizione deluxe. Un ottimo disco dell’anno di industrial contemporanea.


5ive – Hesperus (Tortuga)

Dovrei bere di meno la sera o scegliere dischi per il primo mattino che non mi mandino in coma.
Preferisco continuare a bere.


Gregor Samsa-Rest (Own Records)

Si fermano, riflettono e vivono alla moviola. Qui si parla di artisti e purezza, tutto il resto, definizioni o paragoni che siano, francamente non ci interessa.


5ive – Hesperus (HydraHead)

Postrock apocalittico tipo ho visto cose io che voi umani…
(cose di cui mi frega manco un cazzo, proprio).
Rispettabili.


Balmorhea-Rivers Arms (Western Vinyl)

Rachel’s alla Sylvain Chauveau e chiudo. Non sarà fra i miei tre dischi dell’anno, ma, visti i dischi dell’anno di SMS, questo diventa un bel disco dell’anno.


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