Spaghetti Anywhere – s/t (Toy Soldier Records)

Tra i pochi flatsharing riusciti, il C86 adulto illumìna i pesciolini con pugni fra ubriachi e rifiuti sentimentali nell’età di passaggio: le ciliegie di Sarah.


Paolo Saporiti – Alone (Universal)

Ubi major… riscattato l’avviamento da Canebagnato, il mister si fa produrre da Teardo con pronuncia e luce dalle fessure. Gelo invita a continuare in italiano


The Crazy Crazy World Of Rubik – Are you crazy or crazy crazy? (Locomotiv Records)

Il locale bolognese partorisce un ensemble che avrebbe furoreggiato negli anni di Pazienza: registri di classe travolti da lingua esuberante e frustrazione.


Nolan – Secondi fini per fare le ore piccole (Totally Unnecessary Records)

Il “cognato” di Simon Le Bon si è fatto un ometto, compone per il teatro e sprigiona liriche tra Ciampi e Giurato. Sposerò Gipo Gurrado, tenetevi pure Edda.


Vinegar Socks – s/t (Grinding Tapes)

Il grand tour di Beirut e il vascello architettato dai Decemberists hanno fatto proseliti pure fra i classicisti del Mandrione. Gran disco, Zeppo asso yiddish.


Simplemen Think – Rapid act in modern trash (Upupa)

Due chitarre senza basso, padovani, incazzati? Non i Redwormsfarm, ma i loro figliocci a copia carbone. Compaiono Cane e Serpente, produce Giorgio (TIOGS).




Nastro – s/t (To Lose La Track)

Giovanotti Mondani Meccanici in botta Lodola / Mein Kraftwerk, sulla mezzeria tra afro-futurismo e rischio Krisma: legioni di mutanti combattono sui surf.


Marcilo Agro e il Duo Maravilha – Sono uscite le materie (Halidon)

Svincolatisi dai Kings of Convenience, i novaresi rossoblù tornano al liceo fra diari e antologia. “Ora andate tutti affanculo”, lo dicono loro e lo ripeto io.


Thank You For The Drum Machine – New adventures on analogue machines (Live Global)

Altro che quello che se ne legge “in giro”: dopo Atari, Trabant, Late Guest e Did la penultima coolness brit’n’roll + (fu) robotic rave li rende indiecredibili.


Inserire Floppino – Grotta esci (Tafuzzy Records)

Palpebre chiuse per non ammiccare più, Psico si getta in un mare di droni e gimnopedie e approda sano e salvo nella discocieca del Port Royal.


Gioacchino Turù e Vanessa Vermuth – Il crollo della stufa centrale (fromSCRATCH)

Pifferi e groovebox, mazurke liofilizzate, mestruo di giudizio, fumettoni technopunk/MGZ, ciabatte a puah, cacca e pipì. Mai due volte nello stesso posto.


The Mantra Above The Spotless Melt Moon – Rooms (Rare Noise Records)

In goppa a Posillipo se non mi vuoi più bene. Ferina complessità come pece sui Radiohead, Bjork e gli anni Novanta. Benedice Eugene Robinson degli Oxbow.


JouJoux d’Antan – MiVoglioBeneComeUnFiglio (Kandinsky Records)

Mettetevi col microscopio a fotografare la genesi italiana di un nuovo phylum, forse limitato al primo esemplare. Barocco e serissimo, accecante e imbambolato.


Action Dead Mouse – Revenge of doormats and coasters (Greed Recordings / Hongly)

Beuys Beuys Beuys are looking for a good time in questa trasversale, distinta, dispari, caracollante screamatematica bolognese: addentrarsi e godere nel tempo.


Valentina Dorme – La carne (Fosbury)

Riuscire a rendere poetica Treviso non è il solo merito: chitarre a raffica by Giulio Favero e tanta disillusione d’amor. O sua quotidianità, che è lo stesso.


Death By Pleasure – s/t (autoprodotto)

Duo trentino che comprende un producer dance, a sorpresa nei canoni 09 della Wavves shitgaze. Avvertiteli del meltdown, ma c’è del buono: il tempo reale sei tu.


Davide Di Sarò – We all belong to our before (Run!Run!Run!)

Se non fosse stato per il sangue sarebbe rimasto nascosto dov’era, cioè in Canada (cervello in fuga?). Invece per metà disco è l’indiepoprock come natura crea.


Paolo Spaccamonti – Undici pezzi facili (Bosco Rec.)

Non è un cantautore. Pink Floyd nel West, slow di pregio per chi prima di compiere un passo si sincera dell’assenza del carnefice. Collabora Modonese Palumbo.


Comaneci – Girl was sent to grandma’s in 1914 (EP Madcap)

Francesca è rimasta sola in America col chitarrista Glauco, ma la ginnastica non ne risente: entra un’elettrica sfumata western per la nostra Josephine Foster.


She Said What – s/t (Marsiglia Records)

Breeders dadaiste che su myspace citano Saragat. Un compasso fra Genova e Londra che marina la scuola, bei quarti d’ora un po’ deficienziali: volercene altre.


Eildentroeilfuorieilbox84 – Ananab (autoprodotto)

Art brut (non nel senso di Argos, grazie a dio) e pastorizia. Delirio e natura ancestrale, antifolk e strumenti a briglia sciolta, psicorchestra ed esperienze.


Above The Tree – Minimal love (Boring Machines + 6)

Marco Bernacchia è lo psychobluesman più bravo d’Italia. Meno ortodosso rispetto al sé precedente, di lavoro sbriciola carovane di cammelli. Da vedere live.


Variety Lab – Team up! (Pschent)

Le ospitate crasse la rendono quasi una compila, senza punti deboli peraltro in quanto a groove e senso dell’estate. Presente gli Isis? Qua sta il loro opposto.


Tecnosospiri – I lupi (CinicoDisincanto)

Dico solo che il baustellometro ha crashato, ma si può essere seri e spietati anche usando leggerezza e melodia. Per i fan, dietro ci stanno Andiloro e Verardi.


33 Ore – Quando vieni (Garrincha Dischi)

Mogli che si addormentano con la tv accesa, valige adoperate per l’ultima volta 20 anni prima, arrangiamenti arditi per corpo macchina da gregario alla ribalta.


Freaky Mermaids – Freaky circus (‘Aveit)

Sincerità…è un bel disco in stile senza truccarsi da freak. Forse perché le CocoRosie bresciane Laura, Ombretta e Angela non sono cesse come Arisa, tutt’altro.


Slumberwood – Yawling night songs (A Silent Place)

All’inferno si mangiano anguille crude, piove sul bagnato e l’inno nazionale è suonato a –8.0 con un cdj100: ogni tanto il sole, più spesso l’eclisse. Godere.


Jackpine – Return to zero (Wild Love Records)

Cosa vi aspettate da un duo chitarra-batteria di impronta Hella? Accumuli e metodo, potenza e niente sbavature, no? Eccovi serviti.


Armstrong? – Collateral (autoproduzione)

Dream vaporoso, pop da fuga, Jeniferever ed emo-JJ72 ai poli: talmente shoegaze da guardarsi sotto le scarpe. Nessun punto di domanda, magari la voce più alta.


Buzz Aldrin – s/t (cdr autoprodotto)

Sabba post-Television, squadra narcotici, angoscia, voci nel pozzo, marcia macabra marcia, worst case scenario, miglior esordio italiano 2009 finora.


Tomviolence – “Borderlinelovers” (Black Candy)

Back to indie rock. Che sia magnificente shoegaze, saturazione college o limpida versatilità Wilco, le ballate e i cavalli selvaggi non deludono mai. Emozioni.


Morose – “La vedova di un uomo vivo” (Boring Machines / Ribéss / Shyrec / Travelling Music)

Primo concept in lingua per una delle migliori band nazionali, che (av)vince: una lunga, colta, lugubre canzone d’amore. E la solita incoercibile tristezza.


Airportman e Tommaso Cerasuolo – “Weeds” (Lizard)

La via piemontese alla cover di classe omogeneizzata: lunedì sera in taverna e buona la prima, specie se anni Ottanta o canzone d’autore. Alieni a Radio Deejay.


El-Ghor – “Merci cucù” (Seahorse/Suonivisioni)

Dulce de leche Grimoon + Louise Attaque con frammenti di peperoncino belga. Violini e desert rock, Cambuzat e frenesia, pronuncia e proprietà: da stare attenti.


AA.VV. – Il Paese è reale (Casasonica/FNAC)

Operazione salvataggio non riuscita. Di lusso solo Afterhours e Dente, qualcun altro resta a galla. Distribuisce la francese Fnac: si corre il rischio Alitalia?


Fitness Forever – Personal train (Pippola/Elefant)

Estate tutti i giorni, o non è estate mai. C’era una casa molto carina, e azul. Bacharach nei Pizzicato5 al jukebox sulla Rotonda. Persone vere e belle. Smash.


Underdog – Keine Psychoterapie (Altipiani)

Indie-jazz in fieri coi modi della musica leggera: aria fresca, grammelot umorale da cabaret. Disco bellissimo, dedicato ai morti sul lavoro come Mark Sandman.


Francesca Lago – The unicorn (autoprodotto)

Sei qualcosa per me. In sette brani tutti diversi non ce n’è uno da buttare per scrittura, interpretazione e pronuncia. La cantautrice anglofona che serviva?


Margareth – This town (autoprodotto)

Terzogeniti italici dei Wilco dopo Annie Hall e News For Lulu. Folkpop della miglior specie,vedi Herman Dune. The gate guarda a Pentangle e psychoFloyd. Centro!


Bancale – s/t (Sidi Records)

Non-inno dei lavoratori con la batteria di lamiere. Real blues dove prewar e fallout coincidono. Aidan Moffat in Ken Loach. Bachi da cemento,umidità nelle ossa.


Uochi Toki – Libro audio (La Tempesta)

Niente di nuovo sotto il nichilismo: una spoon river dei viventi, ora banca binaria dei ricordi ora satira allucinata in racconti. Uno alla volta, per carità.


Dente – L’amore non è bello (Ghost)

Il primo che dice “se non è litigarello” lo do in pasto a Capezzone. Dente va alla conquista dell’Italia anni Zero,nelle mani un fiore e il bignami di Battisti.


Barzin – Notes to an absent lover (Monotreme)

Se ci fosse un dio, oltre a chiedere scusa parlerebbe per bocca di Barzin. Ma –pur nell’eccellenza- è un reato, Delso, preferire l’ovatta di “My life in rooms”?


Julie’s Haircut – Our secret ceremony (A Silent Place)

Scollati dalle radici, Luca G e Co. collidono nello spazio con Fujiya & Miyagi: tra motorik e peyote, Father James Murphy potrebbe mettere le mani su Exorcism.


Flap – Trees are talking while birds are singing (Matteite / In The Bottle)

Solito (bel) compitino impreziosito da due slanci, la zanzara math di Crushed into the ceiling e il contributo di Bob Corn in Férmo 2: ed io sarò salvato.


Esdem – You can’t talk about indie-rock (Black Nutria)

Clamoroso a MaGerata: rinasce l’illbient. Tra uccelli di Hitchcock e bpm sott’olio un clima sinistro, siderale e patogeno buono per Lynch e Under My Bed.


Dresda – Pequod (Marsiglia Records)

Sturmundrang sordo e umorale che chiede permesso poi filma, tosto disintegra, indi racconta e torna nella cornice: pria che la netlabel poté last.fm. Linkorama.


Black Eyed Dog – Rhianuledada (Ghost)

Parrinieddu canta con bronchi smooth e strumenti inconsistenti (cit.) un bene di rifugio affrescato da Roberto Amoroso: il capolavoro è Salina’s. Esce il 16/1.


The Slowmovies – Nyctanthes (Dust Wind Tales)

Il negativo della party lounge d’inizio secolo.Jazzrock cameristico che nell’ostrica include la perla Surfing Carioca,ottoni delle 3 di mattina per gotan Bowie.


Dischi dell’anno 2008 – theorius

Tunde Adebimpe, i figli dei fiori e indieVasco. Glasgow, Hercules e Beth Gibbons.Megafauni, White winter hymnal, Subtle e la musica totale globale.Anno decente.


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