Verdena – WOW (Universal)

Non è il primo titolo che mi viene in mente.


Explosions In The Sky – Take Care Take Care Take Care (TRL)

Prog-post-mogwai che più stantio non si potrebbe.


And You Will Know Us By The Trail Of Dead – Tao Of The Dead (Superball/Century Media)

Meglio di So Divided ma peggio di dovermi svegliare il sabato mattina con tre ore di sonno in groppa, i postumi della sbronza e 8 ore di lavoro da affrontare.


Anna Calvi – S/T (Domino)

Ha il cognome di uno che hanno impiccato sotto un ponte della sua città, e il nuovo di PJ Harvey pare essere molto carino. Bad news.


Blood Red Shoes – Fire Like This (V2)

Il monicker sembra un misto fra indiepop-cassa e power metal. Anche la musica.


The Magnetic Fields – Realism (Nonesuch)

Stephin Merritt.


Lindstrom + Christabelle – Real Life Is No Cool (Smalltown Supersound)

Psico-disco-soul sintetica. Con patatine.


Sunburned Hand Of The Man – A (Ecstatic Peace)

Secondo giro con Fourtet, forse ancora meglio del primo giro -wank-pop luccicoso smontato e rimontato come un Lego.


ROCKSTARZ!

Well, non proprio così, ma ci hanno linkato su Wired. Canovaccio: recensioni di dischi à la Twitter. Twitter è un SN che ci ha fottuto l’idea.


Blakroc – Blakroc (V2)

I Black Keys che concepiscono un (merdoso) disco di rap/rock come se non l’avesse mai fatto nessuno. Aridatece i Brutopop.


The Flaming Lips – The Dark Side Of The Moon (Warner Bros)

Suona tipo come se i Flaming Lips risuonassero Dark Side Of The Moon con lo zio Henry a fare da guest.


The Contortionist – Apparition (Auto)

Fredrik Thornedal fa scuola ma non fa figli.


Editors – In This Light And On This Evening (Epic)

Evoluzione lineare: stanchi di farsi dare dei cloni dei Joy Divison, iniziano a rippare off i New Order. Molto probabilmente l’hanno fatto per il LOAL.


Dinosaur Jr. – Farm (Jagjaguwar)

Poco da dire (disco dell’anno).


A Hawk and a Hacksaw – Dèlivrance (Leaf)

Tutto già sentito nei dischi prima, e perchè non dovremmo volerlo risentire?


Earth Crisis – To The Death (Century Media)

Metallaccio palestrato senza i pezzi. Complimenti, bel ritorno.


Pontiak – Maker (Thrill Jockey)

Blues-metal con barbe e acidosi. Disco dell’anno.


Brutal Truth – Evolution Through Revolution (Relapse)

Somiglia vagamente al suono di un milione di discografie in pezzi. Disco dell’anno.


Bob Mould – Life and Times (Anti)

Non è più il Bob Mould degli Husker Du, ma almeno in passato lo è stato.


Antigama – Warning (Relapse)

Cyber-art-grind tecnico con qualche divagazione ironica. Si vive senza.


Mono – Hymn to the Immortal Wind (Temporary Residence LTD)

Postrock wagneriano con gli archi e tutto –alla fine del primo pezzo sei così gasato che ti vien voglia di bombardare l’Iran.


Franz Ferdinand – Tonight (Domino)

Giusto in tempo: tra Zu, Hunches, Uochi Toki, Animal Collective etc sembrava prospettarsi un anno buono per la musica.


Zu – Carboniferous (Ipecac)

\m/


Napalm Death – Time Waits For No Slave (Century Media)

Shane Embury e una pala per seppellire il resto della vostra discografia.


The Hunches – Exit Dreams (In The Red)

Droghe pesanti e sorrisoni. Rispettabile ma deludente. Disco dell’anno ma non del decennio.


Tobacco – Fucked Up Friends (Anticon)

Anticon meets Death In Vegas meets non dovrebbero permettersi.


Black Sun – Paralyser (At War With False Noise)

Glasgow, Eyehategod, Iron Monkey, marmitte incrostate, cover in bianco e nero e scoparsi la sorella nel fienile. Ci sono immaginari peggiori.


Dischi dell’anno 2008 – Kekko

Sono tutti dischi dell’anno ma Earth, Scott Kelly, FourTet e gente così sono un po’ più dell’anno degli altri.


Vandal X – All Lined Up Against the Wall (Vlas Vegas)

Un mistone harshcore più o meno a metà tra UNSANE e primi Death From Above suonato col martello pneumatico. Disco dell’anno.


Zach Hill – Astrological Straits (Ipecac)

Avant-prog per segaioli e finti geni. Però c’è un sacco di ospiti.


Melvins – Nude With Boots (Ipecac)

Nell’omertà come sempre, a lavorare da dietro e a spaccare tutto. Disco dell’anno.


Fennesz – Black Sea (Touch)

Forse rivaleggia con Endless Summer.


Guns’n’Roses – Chinese Democracy (Geffen)

È tutto vero.


The Cure – 4:13 Dream (Geffen)

Una cosina decadent-pop prodotta alla sdeng-maniera che persino gli Shout Out Louds avrebbero remore a pubblicare.


Christina Carter – Original Darkness (Kranky)

A volte sembra di stare ai mercatini di natale quando i bambini molesti suonano i campanellini a cazzo di cane. A volte no.


Kieran Hebden & Steve Reid – NYC (Domino)

Al quarto appuntamento di studio si conferma la joint-venture più fruttuosa dai tempi di Maria e Giuseppe.


Bachi da Pietra – Tarlo Terzo (Wallace/Bronson)

Roba che sta sottoterra, sale di rado e arriva dritta al fegato. FTFTFTFTFTFT.


Il Genio – s/t (Cramps – Disastro)

Electropop sbarazzino dai toni sensuali per cui tutto il giro indie italiano sta andando in visibilio (una tragedia, insomma).


Fare Soldi – Sappiamo Dove Abiti (Riotmaker)

Me l’hanno detto spesso anche a me. Purtroppo preferisco di molto One Nation. Fare Basta?


Beatrice Antolini – A Due (Urtovox)

A me tutti questi che giocano a chi è più post m’han rotto il cazzo, comunque se non alzi il volume non è male.


Oasis – Dig Out Your Soul (Big Brother)

Non so come pormi. Ne approfitto per non pormi. Nè oppormi.


Metallica – Death Magnetic (Elektra)

Sdeng.


Moha! – One Way Ticket To Candyland (Rune Grammofon)

Disco postrock dell’anno.


Lindstrom – Where You Go I Go Too (Smalltown Supersound)

Tre tracce lunghissime di lindstromate assortite. Cioè un bellissimo viaggio e tutto, ma dopo un po’ hai pure voglia di arrivare.


Woven Hand – Ten Stones (Sounds Familyre)

In ordine cronico-crescente: malumore, tristezza, incubi, depressione, suicidio, dannazione eterna, David Eugene Edwards.


The Bloc Party – Intimacy (Wichita)

Fanno apprezzare la vita: non somiglia alla loro musica.


Motorhead – Motorizer (SPV)

Si è sempre eccitati a scoprire la nuova evoluzione musicale di Lemmy.


Slipknot – All Hope Is Gone (Roadrunner)

Preferivo le tutine e le mascherine di dieci anni fa, ma non è manco malissimo.


Parenthetical Girls – Entanglements (Tomlab)

Alzi la mano chi apprezza il freak-indiepostwave orchestrale ad ogni costo; e ora preghiamo quelli con la mano alzata di andarsene affanculo lontano da qui.


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